Non c’è pace per il Pd. La Procura di Modena ha aperto un’indagine per verificare l’inquinamento di Ponte Alto, frazione che da tre lustri ospita la festa dell’Unità e fino agli anni Settanta fu la sede della Fornace Vigarani. L’area, 182mila metri quadrati alla prima periferia della città, è finita al centro delle polemiche dopo un’interrogazione consiliare del capogruppo Idv Eugenia Rossi sulla variante di edificabilità e l’acquisto, 4 anni fa, di una cordata bipartisan composta da coop rosse e bianche, istituti di credito, costruttori vicini alla destra. L’apertura di un’inchiesta è un atto dovuto in seguito alla denuncia di Emilio Salemme per conto di Lac, Legambiente e Wwf con ipotesi di reato di violazione della legge 152 del 2006 in materia ambientale. L’esposto, consegnato al Corpo forestale dello Stato, è finito sulla scrivania del procuratore capo Vito Zincani che ha aperto un fascicolo a modello 45 scegliendo di occuparsi personalmente del caso, incaricando Arpa di effettuare il carotaggio del terreno. Ora gli agenti della Forestale modenese porteranno in Procura anche la consulenza privata del geologo Franco Gemelli, che già sei anni fa sottolineava la necessità di una bonifica.

Il fattoquotidiano.it è entrato in possesso della perizia: “All’inizio di ottobre – scrive Gemelli il 31 ottobre 2005 – sono stati posizionati 4 piezometri spinti a 9 metri di profondità, con escavatore sono state eseguite tre trincee, erano presenti il chimico Alessandro Cuoghi di Lab2000 di Nonantola, l’ingegner Violetta e i curiosi del caso. L’ingegner Violetta voleva chiamare quelli dell’Arpa, per fortuna non l’ha fatto”. Per quanto riguarda le acque “i risultati delle analisi se si escludono quelli del lago, sono poco incoraggianti: sono stati trovati valori anomali che eccedono rispetto ai limiti di legge“. Rispetto al terreno “sono stati prelevati campioni alle diverse profondità: nella numero 8, posta vicino alla tangenziale, lo scavo è stato fermato verso i 3 metri perché franavano le scarpate ed era troppo pericoloso anche per lo scavatore continuare. Le analisi hanno evidenziato che nella trincea 3 il terreno è ricco di inquinanti (metalli pesanti, solventi). Va leggermente meglio nelle altre due anche se i valori di diversi componenti sono prossimi a quelli ammessi. E’ vero che l’analisi è sommaria ma – conclude il geologo – a mio avviso c’è poco da sperare: si tratta insomma di un sito inquinato”. L’ area acquistata per le feste dell’Unità dalla società immobiliare modenese (Sim), controllata allora dai Ds e oggi dalla Fondazione incaricata di gestire i beni del partito, fu ceduta alla Masterall spa, cartello di imprese sassolesi (edili, meccaniche e ceramiche), per 9,6 milioni di euro. Due le clausole nel contratto firmato nel 2001 dopo un aspro scontro all’interno del partito: la garanzia di integrità dell’area e l’obbligo di affittare alla Cooperativa immobiliare modenese (Cim), allora presieduta dall’ex sindaco di Sassuolo Gian Paolo Salami, recentemente coinvolto nell’inchiesta sul ‘Sistema Sesto’. La Procura di Monza infatti lo ha indagato assieme all’ex presidente della Provincia di Milano Filippo Penati e a Omer Degli Esposti della bolognese Ccc per i 2,4 milioni di euro che l’imprenditore Pasini dice di aver versato alla Fimgest e alla Aesse di Salami e di Francesco Agnello come conditio sine qua non per gli appalti dell’affaire Falck. Non trova riscontro, giova ricordarlo, l’allusione del settimanale Panorama circa il passaggio di quel denaro ai Ds di Modena tramite un aumento di quote della Cim di Salami nella Sim. Gli inquirenti escludono questa congettura: in linea teorica i 2,4 milioni delle consulenze qualificate da Pasini come mazzette potrebbero essere stati riciclati dalla Sicilia alla Toscana nelle tante operazioni condotte dalle decine di società riconducibili alla coppia di indagati. Per la zona di Ponte Alto, ora ambientalisti firmatari dell’esposto e Corpo Forestale di Modena ipotizzano un reato ambientale, delitto contravvenzionale che può estinguersi con un’oblazione. Ma se l’inquinamento delle falde acquifere vicine al Secchia (fiume tra i principali affluenti del Po tutelato, nella cassa di espansione a Campogalliano, come zona a protezione speciale) dovesse risultare consistente potrebbe scattare anche il sequestro dell’area. Per accertare eventuali responsabilità dovranno essere vagliati i passaggi di proprietà di un terreno dallo scarso appeal, se non per l’utilizzo delle feste di partito. Chi lasciò i primi solventi è certo dalla prescrizione mentre per i successori sarà dirimente la contezza dell’inquinamento. Nel 2000 una relazione commissionata dal Comune di Modena evidenziò la criticità idraulica dell’area contigua al fiume Secchia, da Marzaglia Nuova a Cittanova, da Cognento a Ponte Alto. Nonostante la perizia del geologo Gemelli la Masterall immobiliare, invece di avvalersi della clausola contrattuale sull’integrità dell’area, restò in paziente attesa vendendo solo nel 2007 alla Ponte Alto spa per 11 milioni di euro. Quest’ultima cordata concretizza una sorta di consociativismo imprenditoriale, con decine di società detentrici di piccole quote e nomi altisonanti: dai cavatori di Granulati Donnini, socio nella holding ‘Modena Capitale’ dell’avvocato dellutriano Gianpiero Samorì, alle banche Popolare e Mps passando per Conad e coop rosse, tra cui le consorziate di Ccc, Cmb e Cdc (da sola il 25% delle azioni). Il capogruppo modenese dell’Idv Eugenia Rossi, concentrando le sue critiche verso la compagine guidata dal sindaco Giorgio Pighi, sottolineava “il gruppo di accordi tra novembre 2010 e marzo 2011 con i proprietari di zone destinate dal vigente piano ad attrezzature generali (aree F) che ne prevede la parziale riconversione a zone residenziali” per un totale di 500 alloggi pianificati. La Giunta ha replicato che l’eventuale richiesta di costruire, mai presentata, dovrebbe comunque ottenere tutti i nullaosta istituzionali previsti. Ma le perplessità sono all’interno dello stesso Pd: la giovane consigliera Giulia Morini, pur non eccependo sulla possibilità di realizzare un centro residenziale e dunque di traslocare la festa, ha chiesto di verificare se l’area “era inquinata e in che termini”. Ma a pesare come un macigno è una questione di fondo: perché i poteri economici di ogni collocazione politica, tutti assieme appassionatamente, hanno rilevato a prezzi maggiorati il terreno inquinato delle feste del Pd, a suo tempo venduto dall’immobiliare del Pds-Ds? Prendendo per buona la versione dell’ente locale, si tratterebbe di un favore inspiegabile al partito.

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