Stefano Santachiara, giornalista d’inchiesta

E alla fine l’accordo più temuto o auspicato della storia della Bper, quello tra coop rosse e finanza azzurra, è arrivato. Giampiero Samorì, avvocato vicino al senatore Dell’Utri che da quattro anni cercava invano di scalare l’istituto cooperativo, ora piazza un suo socio, Romano Minozzi della Graniti Fiandre, nella lista di maggioranza che il 21 aprile punta al rinnovo di un terzo del Consiglio di amministrazione. Allo stesso tempo, mentre fa il suo ingresso nel collegio sindacale Fabrizio Corradini, consigliere della holding samoriniana Modena Capitale, l’avvocato non presenterà per la prima volta la sua lista di opposizione, Bper Futura, nella nuova assemblea:”Per svelenire il clima e dare un segnale”, ha detto oggi un Samorì raggiante in conferenza stampa. L’ingresso per interposta persona nel salotto buono del sesto gruppo bancario italiano è una vittoria per l’avvocato d’affari che negli anni Novanta creò un impero dal nulla.

Dall’assist del governo Andreotti che lo nominò commissario liquidatore del Consorzio Caseario italiano, Samorì gestì due banche locali, la Banca di Modena e la Banca Modenese, poi cedute a Emil Banca e a Carife, diversificando gli investimenti tra assicurazioni, finanza e ceramiche sassolesi, per cui è ricercato advisor. Il passo dal doroteismo al berlusconismo è stato breve, non solo per la vicepresidenza dei circoli del Buongoverno di Marcello Dell’Utri, senatore Pdl condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. Dal Cavaliere, l’avvocato ha mutuato anche la strategia comunicativa, lanciando tv e quotidiano locale Modena Qui, e la passione per l’eccesso come l’aereo personale, un bimotore da 4 milioni di dollari. Nella governance della Bper nessuno osa parlare di accordo, ma la dice lunga, oltre al nome della lista di maggioranza 2012 Bper avanti, il fatto che nella stessa siano saltate le candidature degli avversari dello scalatore azzurro. A partire da Guido Leoni, già direttore generale e amministratore delegato condannato per l’appoggio di Bper alla scalata illegale di Unipol a Bnl assieme a Consorte, Ricucci, Fiorani e soci. Manca per la prima volta anche Vittorio Fini, erede dell’eccellenza alimentare dei tortellini sfaldatasi nelle mani della Kraft. Il presidente in carica Ettore Caselli, banchiere di area cattolica ex San Geminiano e San Prospero, non ha rilasciato dichiarazioni ma spiegherà il patto con la necessità di una fase collaborativa per il rilancio della banca: abbattimento dei costi, gestione più efficiente dei crediti, accorpamenti e fusioni evocati già dalla minoranza. I nuovi candidati consiglieri sono l’avvocato di Ravenna Valeriana Maria Masperi e Massimo Giusti, vicepresidente della Fondazione Cassa di risparmio di Modena (azionista di Unicredit), mentre vengono confermati Giosuè Boldrini, commercialista di Rimini, e l’ingegner Giulio Cicognani. E naturalmente Mario Zucchelli, già presidente di Coop Estense e di Holmo, holding che tramite Finsoe controlla Unipol. Non è dato sapere se l’ingresso di Samorì sia una sconfitta delle coop rosse o se invece, più probabile, sia avvenuto con l’avallo delle stesse. L’unica cosa certa è il silenzio registrato in queste settimane dai vertici del Pd, dove l’unico intervento è stato quello del presidente della Provincia Emilio Sabattini, area Margherita e pedigree democristiano. Sabattini, nei giorni delle trattative ancora sommerse, ha appoggiato la critica di Samorì alle esposizioni debitorie dei membri del cda verso l’istituto, “circa 430 milioni di euro”. La situazione starebbe mutando anche in termini numerici in una banca cooperativa per definizione non scalabile con un’Opa, dove tutto il potere risiede nelle mani di un Cda eletto con la formula di una testa un voto. Si assottiglia la truppa dei più ferventi anti-samoriniani come l’editore-costruttore Erminio Spallanzani, Deanna Rossi e Manfredi Luongo, il magistrato in pensione che l’anno scorso con la sua lista strappò all’avvocato il posto riservato alla minoranza nel cda. E proprio sull’ex procuratore di Modena e di Forlì si è concentrato l’intervento di Samorì: “Invito il dottor Manfredi Luogo, prima che si pronunci la Consob sulla sua lista civetta dello scorso anno, a rassegnare subito le proprie dimissioni. Il mio è un appello per evitare un danno d’immagine alla Bper e alla Procura di Modena: lui che da magistrato si è speso per trent’anni in nome della legalità, ora si comporti coerentemente facendo un passo indietro. Per parte nostra – continua -non presenteremo la lista Bper Futura in aprile, auspicando che in maggio o giugno si svolga una nuova assemblea dopo l’annullamento di quella del 2011 per effetto di una sentenza del tribunale civile, anche solo per una questione di opportunità. E naturalmente con sole due liste, maggioranza e opposizione”. In sostanza il 21 aprile, quando potranno votare a Modena e in videoconferenza al centro sud i 95mila soci del gruppo federale, andrà in scena la pax tra governance o opposizione. Ma la lotta continuerà per i nuovi equilibri di maggioranza nel cda, dove al netto del posto di diritto alla minoranza nell’eventuale assemblea bis del 2011, Samorì potrà contare su almeno due dei 19 membri: il ceramico Minozzi e Alberto Galassi, amministratore delegato di Piaggio Aero industrial, vero pontiere per il finanziere azzurro. Restano alla finestra altri big come Piero Ferrari, figlio del Drake e suocero di Galassi, e il leader mondiale delle carni Luigi Cremonini. Dunque si preannunciano grandi manovre nel ‘parlamentino’ del Cda alla luce dell’ambizione mai nascosta da Samorì di arrivare al vertice: “Credo di avere le capacità di gestire questo gruppo anche se oggi non ci sono le condizioni – ha concluso l’avvocato modenese – Faremo opposizione sui contenuti perché se questa banca vuole ancora esistere, in un periodo di crisi strutturale italiana, deve cambiare passo, ad esempio tagliando gli sportelli, riequilibrando l’asse al nord e premiando solo i manager capaci. Quanto all’ex ad Leoni, non ero contrario alla sua presenza nella lista, perché considero positivo il suo impegno storico per la banca fino a che non è diventato direttore generale. Lo stesso non si può dire quando ha iniziato ad occuparsi di strategia, arrivando a sedere su 18 cda diversi e circondandosi di yes man”.

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