Piccole impressioni a caldo da parte di un ospite che per la prima volta ha la ventura e l’onore di partecipare al Festival delle Storie nella Valle del Comino, un percorso unico in Italia, reso possibile solo dalla genialità e dalla tenacia dell’ideatore Vittorio Macioce e degli instancabili volontari, loro stessi artisti e professionisti. Questo viaggio culturale immerso in luoghi incontaminati della memoria e della natura, contamina generi e saperi, grandi autori, vite semplici e straordinarie. In questi paesi, noti per aver dato i natali a Cicerone ma anche a Vittorio De Sica e a Marcello Mastroianni, così lontani e così vicini, tra loro e nel mondo perchè ogni comunità ha un legame con una nazione diversa, s’alternano laboratori e dibattiti, escursioni e degustazioni, illustrazioni e proiezioni, pensieri e musiche che esprimono una miscela romantica e innovativa. Se dovessi consegnare un momento che riassuma queste sensazioni, troppo spesso perdute nella rincorsa dell’esistenza quotidiana, sceglierei il concerto di ieri sera di Susanna Bertuccioli, Marco Zurlo, Maria Martelli e Riccarco Zurlo, nella suggestiva cornice ai piedi dei boschi di Villa Latina, dove un’arpa carezzava le note napoletane e brasiliane al tramonto. Silenzi poetici e genuine tradizioni, ora dopo ora, si fondono col dinamismo newyorkese del festival, capace di reinventarsi in ogni momento, non solo per il carattere itinerante che associa ogni giorno ad un paese una carta dei tarocchi e il relativo intenso programma quotidiano, ma anche per effetto dell’alchimia imprevedibile dei tanti confronti, della loro libertà assoluta, delle continue interazioni tra ospiti e visitatori. Imprevedibilità che non fa certo rima con improvvisazione, poichè frutto del combinato disposto tra talento e passione civile che solo una sapiente pianificazione ed esperienza organizzativa possono elaborare. Il meglio della creatività italiana e i grandi artisti internazionali hanno alimentato la fiammella dell’interesse di tanti giovani, desiderosi di aprirsi alla conoscenza e all’innovazione. Come gli studenti del laboratorio di Scienze della Comunicazione dell’ateneo di Cassino, che hanno realizzato una mostra dedicata al progetto Guerrilla marketing, una serie di attività suggestive e ironiche da loro condotte, in modalità shock, per imporre all’agenda mediatica temi sociali dimenticati. Dalla sagoma disegnata a terra per inscenare “l’omicidio della cultura” alla rappresentazione di malati di ludopatia passando per il serpentone di tacchi rossi nell’ambito delle iniziative di sensibilizzazione contro il femminicidio, le azioni di “Guerrilla” hanno conquistato spazi sui media italiani e riconoscimenti internazionali. In questa settimana nella Valle del Comino pare che il tempo abbia levigato e conservato il meglio, come se l’avanguardia borbonica e lo spirito cosmopolita dei migranti sparsi per il mondo restituisse, con il Festival, vecchie e nuove storie, distillato dell’essenza della vita.

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