La cronaca per LaPresse è di Elisabetta Graziani, già giornalista de La Stampa di Torino.

Milano (LaPresse) – Stefano Santachiara, giornalista del Fatto Quotidiano e già autore de ‘I panni sporchi della sinistra’, presenta alla libreria Coop statale in via Festa del Perdono a Milano il suo nuovo libro ‘Calcio, carogne e gattopardi’ che prende le mosse dai fatti di cronaca più recenti, come la presunta trattativa ‘stadio-mafia’ avvenuta all’Olimpico in occasione della Coppa Italia, per cercare le radici di un male antico, risalente addirittura al ‘panem et circenses’ dell’impero romano.

 Qual è la tesi di fondo di Calcio carogne e gattopardi?

“La strumentalizzazione del calcio da parte del potere finanziario e politico. In questo libro, attraverso una ricerca documentale e interviste di protagonisti e esperti, ho cercato di riannodare i fili sulle origini, le ragioni e gli effetti del fenomeno del football rompendo un tabù. Le cronache ci raccontano dei casi singoli, di scandali scommesse che si susseguono a ritmi tali che non fanno più notizia, mentre dietro ci sono ingenti altri interessi economici che passano per la Fifa, le televisioni, i grandi brand e i guadagni stratosferici dei calciatori. Inoltre credo sia giunto il momento di descrivere anche l’uso e l’abuso che il potere fa del gioco più bello del mondo: le carriere politiche, le infiltrazioni mafiose, e un uso più sottile dal punto di vista culturale: il calcio nella storia è stato usato per legittimare feroci dittature, basti pensare ai Mondiale della vergogna di Argentina, ma anche nelle democrazie per distogliere dalle questioni sociali”.

Il libro descrive la commistione tra poteri forti che si reggono a vicenda e la esemplifica nelle vicende di Berlusconi e Renzi. Non è un parallelismo forzato? Renzi, fino a prova contraria, non ha mai presieduto una squadra, non si è esposto a favore dei Mondiali e Cesare Prandelli si è dimesso dopo la sconfitta in Brasile.

“Sì, i cosiddetti poteri forti hanno trovato in Berlusconi ieri e in Renzi oggi i propri terminali, i rappresentanti di un coagulo di interessi diversi, nazionali e internazionali. Certamente nell’ascesa politica di Renzi non ha avuto un ruolo fondamentale il calcio, e la televisione privata, come fu per Berlusconi ma anche l’ex sindaco di Firenze ha saputo adoperare il sistema-calcio in modo piuttosto efficace: si è mostrato più volte in pubblico assieme all’allenatore della Nazionale Cesare Prandelli sfruttandone la popolarità trasversale per i tifosi-elettori”.

La parabola berlusconiana cominciò con il Mundialito, di che si tratta?

“Il Mundialito ha rappresentato il primo via libera alla prassi illegittima che poi l’oligopolista Berlusconi ha praticato in abbondanza grazie a Craxi e poi al centrosinistra: trasmettere a livello nazionale con le proprie televisioni malgrado sentenze della Corte costituzionale lo vietassero. Nel 1980, grazie al nulla osta della Rai e del governo Forlani, Canale 5 potè mandare in onda con il satellite il torneo amichevole disputato in Uruguay, paese all’epoca nelle mani di una giunta militare fascista che ospitava Licio Gelli.

Nel saggio, coadiuvato da autorevoli sociologi (il professor Elio Matassi e lo scrittore Andrea Ferreri), viene sviluppata un’analisi sul controllo sociale, adoperando anche la metafora di Fantozzi inebetito dal triplo oppiaceo soldi, tv, calcio e incapace di reagire ai soprusi della politica. Il paragone ricorda l’opinione di Grillo sulla maggioranza degli italiani, e in particolare su quelli che hanno scelto Renzi alle Europee, vale a dire che non sanno votare e sono un popolo di immaturi. E’ d’accordo? Secondo lei, in caso di nuove elezioni, se gli italiani optassero per il Pd dimostrerebbero cecità di fronte al ‘controllo sociale’?

“Non esiste un rapporto di causa-effetto tra il voto a questo o quel partito e il controllo sociale che il potere, economico e politico, esercitano attraverso il calcio. La metafora del prototipo dell’italiano ‘passivo’ che incarna il ragionier Fantozzi credo renda l’idea della condizione attuale, in relazione alla scarsa partecipazione alla vita democratica di un Paese in crisi economica, ma ancor di più sociale e di valori. Lo sport è sempre stato, sin dall’antichità, uno degli strumenti di intrattenimento delle masse, ma in tempi recenti, soprattutto nel combinato disposto con la pubblicità e i media, si è rivelato un’arma di dispersione rispetto ai problemi reali. Gaber già nel 1973 cantava dell’avvento dei tecnocrati mentre la gente parlava di calcio e Pasolini si concentrava sui messaggi martellanti dell’instrumentum regni”.

Ritornando al parallelo Renzi-Berlusconi, il cavaliere oggi è più attaccabile di un tempo, è stato in parte ‘scaricato’ anche da chi lo sosteneva sempre e comunque. In una parola: ha meno potere. Tuttavia è ancora l’indiscusso presidente onorario del Milan. A partire da questa sua parabola discendente e dalla tesi del libro, sono prevedibli dei cambiamenti nel mondo del calcio italiano?

“Sì. Berlusconi ha perso la leadership da che i poteri forti lo hanno scaricato nel 2011, dopo le pressanti richieste della Troika, quando è stato costretto a dimettersi e Napolitano ha nominato Monti senza passaggio elettorale, proprio come i successori. Dunque anche nel calcio qualcosa sta cambiando e cambierà. Il mio timore è che accada proprio come nella politica. Vale a dire una finta palingenesi, un rinnovamento solo di facciata che però consente al potere di perpetuarsi identico. Per esempio, in questo senso, la nomina di Tavecchio: un altro collezionista di incarichi. Sono ancora tutti lì, i vecchi nomi: un carrozzone che va avanti come prima”.

In ‘Calcio, carogne e gattopardi’ c’è un interessante accenno al maschilismo nel calcio e alla discriminazione nei confronti del mondo sportivo femminile, riportata alla cronaca dalle dichiarazioni di Tavecchio. Senza scadere in tesi uguali e contrarie, cosa comporterebbe secondo te un maggiore riconoscimento del ruolo della donna nel calcio?

“L’Italia sta perdendo l’occasione di fare come gli altri Paesi europei che associano le squadre femminili e quelle maschili. Questo all’estero vuol dire più spazio sui giornali e l’uso delle stesse strutture da parte di sportive e sportivi. Siamo indietro e lo dimostra anche lo scarso numero di dirigenti e presidenti donne. Si tratta di un fenomeno del tutto speculare alla società patriarcale e maschilista italiana che si riflette anche nel linguaggio sportivo sovente sessista”.

(Elisabetta Graziani)

L’intervista dell’agenzia Lapresse:http://www.lapresse.it/cronaca/calcio-carogne-e-gattopardi-il-nuovo-libro-di-santachiara-sui-poteri-forti-1.576227