Lo so, vi annoierete, pensando ad un trucchetto dettato dalla vanità (che c’è, beninteso). Prima di arrivare al nuovo coraggioso lavoro di Left Avvenimenti, il settimanale che sta scardinando il monolite culturale del circuito mediatico (dunque rispondente a logiche Economiche, Istituzionali, Religiose, politiche), debbo parlarvi di me. E’ un metodo abduttivo,  d’altronde come affrontare una questione strutturale senza iniziare dal problema diffuso del mancato riconoscimento del lavoro autorale, delle scopiazzature in stile Saviano, della scarsa deontologia che ammorba le vite dei giornalisti? Questi aspetti apparentemente superficiali sono funzionali alla percezione e alla presa di coscienza di molto altro. E come farlo se non riferendosi alla propria diretta esperienza? Lo spunto me l’ha dato la brava giornalista investigativa Ines Macchiarola che oggi ha scoperto il modo subdolo con cui alcuni suoi scritti sono stati spiattellati sul libro di un collega senza consenso. E’ una prassi che deve finire.

Così, un po’ per ricordarsi e ricordarmi, ecco un piccolo elenco di scoop al Fatto Quotidiano http://sosthesoundofsilence.blogspot.it/2012/01/quando-i-giornalisti-con-la-schiena.html

Piccolospazioilarità. Questo banale pezzo, non si sa perchè considerato così importante, fu celebrato durante la festa del Fatto a Bologna ma attribuito dal palco a Liuzzi, con stupore dei colleghi del sito Felicia, Elena, Giovanni, ma non il mio, chè stava per cominciare lo spasso! https://stefanosantachiara2.wordpress.com/2011/05/14/assessore-ex-craxiano-si-candida-in-due-comuni-con-la-lega-e-col-centrosinistra/
Nel senso che iniziavo a capire come e cosa. In quei mesi, infatti, era avvenuto un po’ di tutto. Ci ripensavo rivedendomi nello sfogo alla festa dell’Unità di Roma del sindaco Ignazio Marino, da giorni accusato di ogni cosa (infondata)  o trattato dal circuito politico-mediatico (dunque economico, secondo la governamentalità neoliberale) come un marziano, un folle, un incapace che “è onesto ma…” al fine conclamato di levarselo di torno. Ecco, mi chiedevo, sorridendo a differenza del passato: ma quando uno subisce stress, pressioni, cause, isolamenti, minacce, unitamente alla diffusa realtà della demeritocrazia, potrà avere un qualche momento in cui dice quel che sente in modo direct infischiandosene di giudizi e pregiudizi della paccottiglia conformista strutturale e sovrastrutturale? Certo che sì, scriveva Arthur Schopenauer e pronunciava Reth Butler. I rapporti con sè e la vita sono in una continua evoluzione induttiva (non universale ma esperimento dopo singolo esperimento) che a volte assume la forma circolare. Oggi sto ritrovando le sensazioni di quel bell’inizio di quasi vent’anni fa alla Gazzetta di Reggio, dove ho imparato le fondamenta, i primi cosa e come da Luisa Gabbi. Lei, la caposervizio, si vide arrivare il classico ragazzetto entusiasta senza preavviso, perchè scelsi una mattina di salutare la Gazzetta di Modena dove avevo iniziato per cominciare nel quotidiano attiguo della provincia attigua.  Il primo articolo me lo fece fare su un collettivo autogestito a suon di rock, Bacco, tabacco, Marx e Bakunin. Una piccola “Comune” sul verde ondeggiante delle colline reggiane, c’est magnifique!.  Luisa poi ha cambiato vita, collaborando prima al Comune di Reggio Emilia (ancor contemplo la rivoluzione culturale e ricordo le nostre passeggiate nel centro delle neo notti bianche tra zampilli di colori e megaconcerti, nel corso di uno dei quali le presentai l’amica sostituta procuratrice Stefania Mininni) e oggi è al Governo con Graziano Del Rio, cui fornisce altri preziosi e innovativi consigli. Questa la scrivo per chi, compreso il me medesimo di un tempo, considera Bibbia la puritana dicotomia montanelliana  del “mai un caffè con un politico”. O, se al massimo lo si doveva prendere per lavoro, non smettere mai di fare la faccia feroce/schifata. Invece no, quello è un modo per “farci restare in casa la sera”. E’ sufficiente essere autentici, deontologici, e il resto è vita: politica è partecipare al dibattito sulla cosa pubblica e dunque ogni civis, in ogni momento, può essere “politico”. Se a livello professionale un giornalista cambia strada potrà fare buone cose in ogni campo: dipende da cosa e come, non da dove e chi. Ciò premesso, emancipato dal Potere Fattonzo, me ne resto liberamente a scrivere.

Torniamo a quegli anni di corrispondenze, dalla nascita del quotidiano di Padellaro (cioè Travaglio) al 2012. Pur avendo conquistato spazi (inchieste richiamate altrove, puntata di Report sul Sacco di Serra, citazioni sul Corriere della Sera, si perchè esistono colleghi corretti come Luigi Ferrarella: http://archiviostorico.corriere.it/2011/giugno/11/Modena_parte_indagine_sul_premier_co_8_110611025.shtml) al Fatto Quotidiano, per qualche imperscrutabile ragione (chissà mai qual era il “caso” che li spaventava tanto, bzz bzz: Mascaro) non stavo per  così  dire “simpatico”. Pazienza, piccoli sgarri e maleducazioni capitano ovunque e non meritano menzione, ma per capire come funziona il meccanismo ne ricordo una: il signor Peter Gomez rispose una sola volta via mail al suo primo (in senso temporale) corrispondente dall’Emilia Romagna, quando nel marzo 2012 subii una citazione milionaria in sede civile dalla coop legata al sindaco indagato per rapporti con un ex soggiornante obbligato che si pappava gli appalti, insomma il primo caso scoperto di Pd e ‘Ndrangheta. E mica per complimentarsi e solidarizzare  per la causa temeraria, ma per lamentarsi dell’articolo del collega della Gazzetta di Modena Carlo Gregori che ricordava semplicemente come fossi privo di tutela legale di Fatto e Rai. Tanti giornalisti vivono le stesse situazioni, ma vengono alla luce solo per i volti noti che piangono censura e miseria (vedi alla voce Sallusti e Santoro): https://stefanosantachiara2.wordpress.com/2013/08/28/querelopoli-il-silenzio-regna-sovrano/

Sta di fatto che prima di interrompere la collaborazione col Fatto per ragioni che come avete intuito vanno ben oltre quelle scorrettezze personali, e dopo la chiusura improvvisa nel febbraio 2012 del quotidiano per cui scrivevo di cronaca giudiziaria (L’Informazione di Modena, il cui archivio, un patrimonio di 5 anni di articoli, è poi stato cancellato ed è introvabile), inizio a scrivere “I panni sporchi della sinistra. I segreti di Napolitano e gli affari del Pd” (con F.Pinotti, Chiarelettere), libro che ha avuto una lunga gestazione. Una giornalista che non teme di criticare gli eroi mediatici dell’Antimafia, Eleonora Aragona, racconta la mia storia di minacciato “non dalle mafie”: http://www.larivieraonline.com/le-minacce-pi%C3%B9-pesanti-non-sempre-provengono-dalla-ndrangheta

Un grazie poi a Luca Rinaldi de L’Inkiesta http://www.linkiesta.it/panni-sporchi-sinistra-italiana

E a Simona Zecchi (Voce di New York, scrittrice, inchiestista che sta facendo emergere nuovi elementi sull’omicidio di P.P.Pasolini) che la settimana scorsa ha ricordato (me n’ero scordato, anche di ritwittarlo e rifeisbukarlo! poi uno dice la vanagloria), in occasione della premiazione di Napolitano da parte di Kissinger, di come avessi messo nero su bianco (differenziando in questo dalla parte curata da Pinotti sulla massoneria) elementi fattuali di inopportunità passati sotto silenzio come la permanenza negli Usa di Napolitano durante il sequestro Moro: https://stefanosantachiara2.wordpress.com/2013/11/30/i-panni-sporchi-della-sinistra-intervista-de-la-voce-di-new-york/ Il ragionamento su Napolitano naturalmente non si esaurisce, trattandosi di una figura complessa che ha alternato momenti riformisti in cui ha dispiegato importanti progetti e intuizioni (i piani keynesiani di sviluppo al Mezzogiorno, l’unità della sinistra, il no allo Sme, ect.) ad altri più opachi (“Non sono venuto al Viminale per aprire armadi”) e personalmente rifletto in considerazione di numerose anomalie recenti (compreso il fuoco d’inchiostro incrociato che ha subìto nella fase finale del mandato presidenziale) che mi inducono a ritenere più azzeccata la definizione di “coniglio bianco in campo bianco” piuttosto che di grande mediatore della prateria.
Ed eccoci all’ascesa del renzismo di cui scrissi ne “I panni” e in un’intervista a Cado in Piedi poi sparita dal sito (ohibò), realizzata in occasione dell’uscita del libro proprio nei giorni concitati che precedettero la presa da parte di Renzi di Palazzo Chigi. Non mi stanco di ripeterlo:  il nuovo premier è stato sostenuto nella sua scalata a Pd e governo dal gotha di finanza, industria e media, Fattonzi compresi, fino al giorno in cui si è insediato al governo; da quel momento, essendo blindato sino al 2018 col suo programma di destrutturazione pubblica e dei diritti del lavoro, quasi tutti hanno preso costantemente a dirsi delusi e a criticarlo. Comodamente. In questi casi, è il quando ad essere determinante https://stefanosantachiara2.wordpress.com/2013/12/14/lintervista-sinistra-moderna-napolitano-renzi-e-il-potere-atlantico/
Capitolo scoppiazzature. Su tutte l’operazione del Venerdì di Repubblica in prima pagina (ma non li ho citati per danni) certificata dal collega Vittorio Macioce, caporedattore del Giornale
http://blog.ilgiornale.it/macioce/2014/01/03/loro-politico-di-napolitano-e-i-panni-sporchi-della-sinistra/

Piccolo, spazio, pubblicità: il mio nuovo libro Calcio, carogne e gattopardi, nato da un’idea degli amici Francesca Fornario e Luca Sappino nei giorni della Liberazione dell’anno scorso, vanta un elenco di copyandpaste occulti, da Buccini in su, tali da essere spassosi e dunque da non meritar menzione: https://stefanosantachiara2.wordpress.com/2014/07/02/calcio-carogne-e-gattopardi/ Bene le vendite (anche se non arriverà alle cinque edizioni dei Panni sporchi)

Una recensia da leggere invece: http://www.newspedia.it/duello-santachiara-fatto-quotidiano-sul-nuovo-libro-calcio-carogne-e-gattopardi/

E un’altra che casualmente mi ha fatto conoscere il nuovo corso di Left, dove ora opera con entusiasmo Ilaria Bonaccorsi, unica direttrice donna della stampa italiana (prima c’era anche Concita De Gregorio all’Unità):  https://stefanosantachiara2.wordpress.com/2014/10/29/i-calciopardi-la-recensione-di-left-avvenimenti/

Sul Corriere del Ticino (buon lavoro, direttore Ferruccio De Bortoli) riguardo alla Mafia d’Emilia, poco prima che “scoppiasse” l’inchiesta Aemilia della solerte Dda bolognese e tutti s’accorgessero dei legami con politica e istituzioni https://stefanosantachiara2.wordpress.com/2014/12/21/mafia-capitale-tre-anni-dopo-pd-ndrangheta-in-emilia-intervista-al-corriere-del-ticino/

E’ troppo lungo sinceramente l’elenco di nuovi spunti adoperati spudoratamente, per amor di verità e per celia. Ve lo risparmio: non mi curai dei consigli gratuiti extra-articoli nei primi anni al Fatto, non vedo perchè dovrei appuntare quelli attinti dai loro “avversari” del Foglio, che purtroppo si stanno rivelando dei miserrimi figuri.
Restando nel merito, alcune cose utili nel dibattito sulla sperata rinascita della Sinistra:
http://www.newspedia.it/stefano-santachiara-sinistra-riparta-da-piketty-e-mazzucato/
http://www.newspedia.it/santachiara-cosa-non-va-nella-coalizione-del-landini-furioso/
Dunque un grazie ad Annalisa Rossi e Francesco LaManna che pescano frasi e analisi citando

Di questo pezzo sono fiero, e pure felice che giornali e settimanali abbiano ripreso a parlare con più intensità della disuguaglianza di genere: https://stefanosantachiara2.wordpress.com/2015/04/30/hillary-e-le-altre-left-avvenimenti-il-potere-patriarcale-come-e-perche/

Arriviamo alla sostanza, perchè di questo si tratta. Salvo il Fatto (che il rancore lo porta eccome), il resto del sistema mediatico censura, attinge, manipola per ragioni strutturali. Non sa neppure chi siamo, noi singoli giornalisti. Tradotto, ecco un esempio di ciò di cui non si può scrivere: http://www.newspedia.it/santachiara-le-convergenze-parallele-dei-catto-anticomunisti-renzi-e-bindi/
La Bindi, dopo il pezzo su Left che descrive la sua “funzione storica”, ha promesso per la prima volta che “non si ricandiderà”:http://iodenuncio.it/tram-5-rosy-bindi-non-mi-ricandidero-piu-per-il-parlamento-un-errore-copiare-le-primarie-dallamerica/. Non ci crederete: nessuno, non dico la citazione, ma ha neppure riportato la dichiarazione di Bindi, che è una notizia d’apertura.

Ed eccoci all’oggi. Venerdì 19 giugno il pres.del.cons Matteo Renzi ha dimissionato con un comunicato Franco Bassanini affidando la Cassa depositi e prestiti all’ex banchiere di Goldman Sachs Claudio Costamagna. Pensate che qualche giornale italiano ne abbia parlato? Nei giorni precedenti solo elucubrazioni evanescenti, poi il silenzio che regna sovrano. Nella giornata di sabato Claudio Cerasa, direttore del Foglio, lamentava qualche problema di metodo promettendo che ne “avrebbe riparlato”. Domenica nulla, lunedì (oggi) nè Sole 24 Ore nè La Repubblica che pure sciorina il maxiinserto Economia, hanno affrontato il tema (salvo una breve, sì, sul fatto che Telecom sarebbe bene non finisse ai francesi). Sul Foglio (nella selezione del meglio della settimana) si trovano un titolaccio su “Il banchiere rosso” e una frasaccia che riconduce Costamagna a D’Alema (con disonestà intellettuale disarmante) e un tecnicissimo Fubini.  Anche Francesco Giavazzi sul Corriere riesce a non pronunciare mai Costamagna, nè Goldman Sachs, nè Renzi, per invocare le solite svendite di asset strategici pubblici come Eni ed Enel. Che dire? Venerdì esce Left con una pagina sul tema. Scommettiamo che si ridesteranno d’improvviso, costretti a scriverci qualcosina per evitare di apparire per quel che sono? Vi e gli anticipo che parlaremo di Goldman Sachs, risparmiatori, Clinton & c, conti truccati in Grecia, ri-privatizzazioni, tagli sociali, Prodi, Draghi, Monti, Renzi, Marchionne, Grillo. Buona lettura su Left, a sinistra senza inganni: http://www.left.it/