Tra qualche settimana saprò se la causa civile intentata da Cooprocon e l’Ingegner Vandelli per la puntata di Report dell’11 dicembre 2011 sul Sacco di Serra decreterà la fine del mio lavoro di giornalaio e scrivente (http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-f7182332-b4cf-4136-b925-a209965f4359.html ). La richiesta di un milione di euro su cui tutti (io per primo, ingenuamente) ci siamo concentrati, ricevendo gli attestati di solidarietà (che mica costano, come gli eventi promossi in giro per l’Italia) di associazioni varie antimafia, Ossigeno per l’Informazione, Fnsi, Ordine dei giornalisti e tanti privati, ha fatto sparire la questione centrale. Quanto concretamente si rischia di dover pagare in caso di condanna. La sentenza sulla carta dovrebbe essere favorevole dato che i fatti esposti sono veri, continenti, pubblicamente rilevanti e di utilità sociale, però siamo in Italia: non si sa mai (a proposito di assurdità sto aspettando le motivazioni della sentenza di un’altra vicenda, penale e penosa, relativa ad una diffamazione inesistente, ripescata da una manina 3 anni dopo l’articolo de L’Informazione, a fallimento del giornale appena dichiarato, portata avanti in modo strumentale e risolta in 3 minuti di camera di consiglio con richiesta di assoluzione della Vpo: spesa legale 2mila euro per il legale di Ossigeno https://stefanosantachiara2.wordpress.com/2014/09/23/il-mistero-della-querela-fantasma/). Finora, quando avevo parlato della causa per la puntata di Report (cioè  4 anni fa, che non è proprio argomento interessante di conversazione) per tranquilizzare gli interlocutori o semplicemente spiegare il mio punto di vista citavo il caso di Travaglio, condannato a 7mila euro per aver leso l’onore di Schifani, su Rai3 in prima serata. Dicevo: se una star dà della muffa al presidente del Senato quello sarà il tetto massimo di rimborso, suppergiù, eppoi ho letto solo una visura camerale e confermato l’indagine per abuso edilizio sulla Cooprocon. Le risposte di avvocati, colleghi e associazioni: ma sì, infatti poche migliaia massimo, o silenzio assenso. E invece la settimana scorsa noto la notizia della condanna di Davide Vecchi del Fatto a 25mila euro in solido con Fatto Spa e il direttore Padellaro. Con la pulce all’orecchio chiamo il mio avvocato civilista che dice:”In media una condanna in sede civile per discredito, su media nazionali, è non inferiore ai 10mila euro e non superiore ai 50mila”. Media 30mila euro. Due-tre anni di stipendio: i risparmi di una vita.  Vecchi non li paga, nessuno li paga. I giornalisti, in questo caso della Rai ma in generale in ogni giornale, rivista, radio e persino sito Internet, hanno le spalle coperte dall’editore. Altrimenti al primo risarcimento danni in sede civile andrebbero in rovina: si vedrebbero svuotare il conto, sequestrare l’auto peraltro nel mio caso ormai di scarso valore (case non ne ho). Dunque gli editori si occupano di retribuire l’avvocato e, nelle cause civili, di pagare (essendo in solido) tutto o gran parte del risarcimento inflitto al giornalista. Mi confermano dall’associazione stampa Emilia Romagna che non sono mai capitati di grandi dimensioni (sanzioni pecuniarie nel penale e piccoli casi nel civile) trattandosi appunto di media provinciali o regionali con tirature e numero di utenti inferiori. Esiste un fondo assicurativo della Federazione nazionale giornalisti (complessivamente di 150mila euro) che copre le spese per le condanne penali e civili dei giornalisti scaricati dagli editori: sino a settembre 2015 arrivava sino a 7500 euro, da tre mesi invece copre sino a 5mila. La motivazione è che le cause sono tante e la platea di colleghi difesi si è allargata com’è giusto (ora anche precari, free lance). Però ci sono patrimoni e redditi personali diversi e c’è una differenza sostanziale (grossa come una casa, verrebbe da dire) fra chi subisce una causa civile per discredito su un media nazionale rischiando svariate decine di migliaia di euro e chi invece è coperto abbondantemente dai 5mila del fondo.
Sì avete capito bene, se venissi condannato per la puntata di Report rischio da 10 a 50mila e nessun editore copre la spesa: la Rai perché non sono dipendente della tv pubblica: Il Fatto, malgrado compaia in sovraimpressione la dicitura “giornalista del Fattoquotidiano.it”, scelse di non coprirmi le spalle come ricorda Gregori della Gazzetta: http://gregori-modena.blogautore.repubblica.it/2012/03/24/silenzio-si-querela/ La motivazione del Fatto fu che avevo parlato in tv e dunque non tramite un articolo sul giornale di carta o online, sul quale uscivano un discreto numero di scoop pagati a pezzo (compresa una decina sul Sacco di Serra, anche se gli articoli si concentravano di più sul disvelamento del primo caso di rapporti d’affari tra un sindaco Pd e un ex soggiornante obbligato). La lunga premessa era doverosa per spiegare il mio (si spera di no) eventuale abbandono della penna, è fastidioso dover scrivere di sè e per giunta di denaro. Sono fiero di quello che ho cercato di fare in questi vent’anni di lavoro, e più ancora negli ultimi 3, da quando vivendo un’evoluzione personale e incontrando tante bellissime persone ho lasciato il sistema per lottare nel modo più libero, e vorrei continuare a farlo scrivendo libri (anche qui, editori liberi permettendo), facendo nuove ricerche, collaborando da free lance con Left Avvenimenti. Non ho mai chiesto un euro più del dovuto e certo non lo farò ora. Ricordate il tale di “the smell of the money”, beh, ecco, le vostre associazioni, i vostri editori, i vostri network finanziari e polizieschi se li tengano. So vivere con poco, non mi sono mai preoccupato della mafia (risulto tra i giornalisti intimiditi – per via di alcune minacce, denunciate due volte alla magistratura, e appunto per la causa milionaria, ma le minacce serie mi sono arrivate da ambienti Sisde-polizia). Ecco, semmai sono preoccupato per chi rischia più di me e a cui voglio bene.  Comunque, prima di congedarmi, ringrazio i lettori: http://sosthesoundofsilence.blogspot.it/2012/01/quando-i-giornalisti-con-la-schiena.html E i colleghi http://ancorafischia.altervista.org/la-mafia-sfonda-in-emilia-romagna-ma-non-si-dice/
Per il resto, i libri sono reperibili e gli articoli sono (quasi tutti: mancano quelli dell’archivio dell’Informazione di Modena, fatto misteriosamente sparire, e qualche pezzo d Left non pubblicato sul sito) qui, in questo blog.