Se ci sono nottambuli, ho guardato lo spezzone di Ballarò con il ritorno in televisione di Massimo D’Alema soltanto ora e lascio qui una breve analisi per rovesciare l’obbiettivo della telecamere sul Quarto Potere, instrumentum regni del neocapitalismo finanziario.

Ballarò. Enrico Mentana e Massimo Giannini provano a mettere in difficoltà un D’Alema forse anche troppo pacato, che sembra incarnare quella forza tranquilla – il socialismo – di cui parlava Mitterrand.
Il direttore del TgLa7 è in modalità AA (abbronzato-aggressivo), insiste sulle colpe della socialdemocrazia europea per arrivare ad attribuire una parte di responsabilità dei disastri euroliberisti a D’Alema, il quale però è all’opposizione sia di Matteo Renzi che di Martin Schulz; Mentana poi definisce due volte il socialismo “novecentesco” allo scopo di sottolineare un presunto anacronismo delle idee di giustizia sociale che ne sono alla base. Il socialismo libertario, come ha ricordato anche in questi giorni il direttore Peppino Caldarola, è invece attualissimo e sempre lo sarà finché vi sarà ingiustizia.
Massimo Giannini, cui va il merito di aver riportato in video una chiave di lettura differente dai soliti intervistati onnipresenti, confonde però testualmente il “populismo” con il voto democratico inglese. Mentana interrompe ridanciano quando D’Alema sta iniziando a spiegare che “la politica economica dell’Europa è sbagliata” anche se non possiamo non dirci europei uniti. Giannini legge un tweet di Renzi “parlare/di/cultura/asilinido/nondibanche/scignorimiei” (dove la parola interessante è “parlare”, anziché “fare”, per restare al lessico renziano) e manda in onda un servizio del 2014 dove D’Alema si diceva favorevole alle riforme. Risposta 1: Le riforme di Renzi vanno nel senso opposto. 2:Il video dimostra che non avevo astio verso Renzi, nemmeno lo conoscevo. La domanda più importante di Giannini:”D’Alema, un giudizio sul governo? Due secondi poi pubblicità che ci sfumano. Parleremo in altra occasione del governo Renzi”.  http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-cb8af656-e909-4f72-b5d6-982e3e81b6b6.html#p=0

Il caso Raggi. Il 16 giugno il network di Repubblica ha creato il “caso D’Alema-Raggi”, ossia la presunta dichiarazione di voto a favore della candidata del M5S alle comunali di Roma. Il giornale asserisce di avere le prove (…) e sostiene, serenamente le seguenti. Folli: “Il leader storico (della sinistra) è oggi l’emblema stesso di un declino talmente rapido da lasciare interdetti. E’ un declino di idee, di proposte, di leadership. E anche di tattico”. Ceccarelli: “(D’Alema come Renzi) ha bisogno indispensabile di nemici più per affermare se stesso che un idea, un progetto, una politica”. Ancora Folli sulla crisi della Sinistra europea:”Nel Regno Unito il partito con la voce più fiebile ora è il Labour di Corbyn”. Certo: è il loro timore: la rinascita di una rinnovata Sinistra con solide basi socialiste, femminista, multiculturale, con punti di riferimento come Corbyn e D’Alema che possano creare un’asse internazionale tra tutte le sinistre che lottano coi popoli impoveriti contro l’euroliberismo e per l’integrazione sociale. Jeremy Corbyn è nel mirino del circuito politico mediatico che conta da quando ha sfidato e vinto il Blairismo (il suo ritratto:  http://www.left.it/2015/09/02/jeremy-corbyn/) D’Alema ha commesso molti errori in passato nell’agire plurale e pure chi come me li ha contestati duramente nel libro di 3 anni fa “I panni sporchi della Sinistra” – dove denunciammo invano la scalata alla guida del Paese del baby democristiano Renzi col sostegno del gotha di finanza e il favore dei media – non può non riconoscere (oltre i propri, di errori, nell’evoluzione personale) che D’Alema ha pregi fondamentali a Sinistra: intelligenza, visione e coraggio. Nel lanciare “siluri” al Potere, nelle idee e nelle prassi coerenti con esse: ci sarà tempo per discutere del suo governo, durato un anno e mezzo e contrassegnato dal più poderoso attacco mediatico italiano (nemmeno Andreotti, Craxi e Berlusconi, quand’erano al governo, ebbero eguale trattamento pregiudizievole), ma ricordo un paio di segni significativi. La scelta corretta di non ostacolare la scalata della cordata di Colaninno alla Telecom controllata dalla Ifi degli Agnelli da quando il colosso pubblico era stato privatizzato dal governo Prodi. E l’avvio di una stagione di riforme sociali: il riconoscimento del diritto universale di maternità garantendo a tutte le donne, comprese le madri disoccupate e quelle che non hanno maturato il diritto al congedo statale, un contributo di 311 euro per cinque mesi; il diritto alla contribuzione figurativa durante il congedo obbligatorio e la possibilità di riscattare i 6 mesi di congedo parentale da un punto di vista previdenziale; i diritti soggettivi ai padri lavoratori, nella misura in cui possono beneficiare di congedi e permessi ancorché la madre sia casalinga o inoccupata. I governi successivi non hanno proseguito lungo la strada intrapresa nel 1999. Quanto alle nuove proposte di D’Alema nelle rare  apparizioni pubbliche, ne ricordo un paio: la denuncia dello strozzinaggio legalizzato alla Grecia (i soldi prestati dalla troika “non finiscono ai pensionati ma alle banche creditrici”) rompendo il silenzio subalterno della Spd al neoliberismo e cercando di sostenere il premier Alexis Tsipras prima della sua capitolazione al memorandum (cui si oppose e si oppone ancora la ex presidente del Parlamento greco, Zoe Konstantopoulou); il proposito, affermato con tempismo alla vigilia di Pasqua, di estendere l’8 per mille anche all’Islam per favorire l’integrazione culturale e religiosa nel rispetto delle reciproche diversità. Temo che gli onnipresenti televisivi, intervistatori e intervistati, di idee, ne abbiano avute meno. Conclude Ceccarelli: “(Renzi disse che D’Alema)”lo faceva spiare dai servizi come presidente del Copasir”. Come se i polizieschi segreti – quelli che commettono reati -li potesse muovere e fermare un organo parlamentare.
Ecco, per quanto riguarda Repubblica direi che potremmo fare un gioco: sostituire nei virgolettati, alle parentesi (compresi i puntini dei senzaprove dei Savianetti) il nome D’Alema con quello di lorsignori dei network. Senza idee, tattica, politica, capaci di spiare. Sarà così? Potenti sicuramente, ma noi compagne e compagni che crediamo nella rinascita della Sinistra restiamo dall’altra parte del campo, quella socialista.

Due considerazioni finali. Non esistono altre strade a mio avviso, non il partito liberale di massa renziano-giolittiano (a proposito l’uscita infelice del sindaco di Bergamo Giorgio Gori del voto ai diplomati era legge italiana all’inizio del secolo breve), né il partito gassoso che grazie a Veltroni è finito a Renzi, tantomeno movimentismi populisti costruiti artificiosamente dall’alto che sono palesemente di cultura socialfascista. Riconosciamo il nostro perimetro di Sinistra nella Politeia – quel luogo pubblico non istituzionale libero dalle convenienze-  riconosciamoci, espungendo ciò che è inautentico, mendace, infiltrato; imparando non a tendere la mano a prescindere ma ad ascoltare intellettuali, personalità autorevoli che hanno un patrimonio di conoscenza e un approccio metodologico imprescindibili. Sono persuaso che verrà il tempo per critica  e autocritica degli errori di D’Alema, contestualizzati e raffrontati sulla base di una serie di preliminari analisi storiche:  rapporti di forza tra neocapitalismo finanziario e Stati, sfruttamento produttivo che muta forma ma resta il motore (se si allarga lo sguardo dal patinato mondo digitale, si scorgeranno gruppi poco visibili con interessi nei settori più svariati – dall’industria classica che delocalizza a banche d’affari e fondi d’investimento con bilanci superiori a quelli statuali; il lavoro salariato nel mondo continua ad aumentare), dinamiche geopolitiche e relative ricadute sui passaggi cruciali come la Svolta della Bolognina ( e qui mi scuso per la semplificazione che non vuole essere generalizzante, ma è necessaria alla comprensione: per alcuni dettagli inediti – ovviamente ignorati dai fogliami vari – rimando a un pezzo specifico http://www.newspedia.it/consigliai-a-veltroni-la-quercia-prese-lidea-e-iniziarono-a-rottamare-fino-a-renzi/), segnata dalla grande occasione mancata di delineare una identità socialista, dal graduale indebolimento della struttura partito (meno partecipazione e quindi controllo democratico anche nella selezione delle classi dirigenti) e dalla deriva su posizioni subalterne al neoliberalismo come la Terza Via di Clinton e Blair.  Sarà un tempo non semplice, pregno di grande dignità data la complessità della politica, arte della mediazione e difesa dagli attacchi concentrici del Potere. Nel frattempo, vedendo l’energia di colonne vertebrali del Pci-Ds come Emanuele Macaluso e gli sforzi profusi da tanti giovani, avanti, a cominciare dall’analisi.
Quella della puntata di Ballarò, è breve. La modalità AA (Aggressivo-Abbronzato) del watch dog non si vede spesso, mai di certo nei confronti di Renzi (a proposito, in una democrazia come l’Italia organizzeranno un confronto televisivo in diretta tra Renzi e il suo sfidante o dovremo assistere a comizi turnati come alle primarie 2012?) e i tempi contingentati rendono tutto ancora più ansiogeno e superficiale. Ritengo tuttavia sia positivo quando emergono anche aspramente le reali posizioni, come sul ring, come stasera. Abbraccio dell’avversario, spinta, colpo sotto la cintura: è confronto, scontro vero, comunque democrazia. Altra cosa è quando i Rosco Dunn fanno bruciare mani. D’Alema ne ha subite tante di minacce, mistificazioni, ostilità ambientali inculcate con l’intento di farle riprodurre a catena (microfisica del potere), di ridurre al silenzio l’erede del miglior Pci e della nostra storia. Il presidente della Feps in questi anni ha reagito solo quando necessario. Proprio come Bomber nel film di Bud Spencer:”Impara a cercartela da te la verità, figliolo”.
Oggi dichiara il No al referendum per aiutare l’Italia a mandare il premier a Rignano (o a Washington o a Bruxelles, dove preferisce) ma purtroppo non sembra intenzionato a scendere in campo personalmente contro Renzi. L’auspicio è che la sinistra sappia trovare – al congresso e alle elezioni – un politico all’altezza di Massimo D’Alema, capace di coagulare un nuovo grande partito strutturato da solide basi e orizzonti socialisti, femministi, multiculturali, ecologisti.