Olimpiadi certo, ma a noi 50 milioni di ct, inutile negarlo, manca il calcio, quello che la palla è rotonda, Galeano, Pasolini, De Gregori, Simonetta Sciandivasci, Francesca Serafini, Vittorio Macioce, Rivera, Mazzola, Falcao, Maradona, Zeman. L’anno prossimo s’annuncia un altro campionato all’insegna dell’incertezza, della giocata sublime, delle penetrazioni geometriche, delle corna di Oronzo Canà cui nulla possono le giacchette bianco-nere. Giovanni Agnelli, Susanna Agnelli, Umberto Agnelli che passa a Moggi che dribbla Travaglio e ripassa ad Andrea Agnelli… Chiellini, Buffon, Higuain… Nuntereggaepiù. S’amate e odiate tutto questo, è ridisponibile su Amazon formato Kindle il mio libello Calciopardi. Ce n’è per tutti i gusti ma per dovere istituzionale, due pillole dedicate a sua bassezza reale sabauda:

Il fondatore della Fiat e senatore del Regno Giovanni Agnelli, padre del presidente della Juve Edoardo e nonno di Gianni “l’Avvocato”, soleva commentare: ”Noi industriali siamo ministeriali per definizione”.  Una mirabile lezione di onestà intellettuale (…)
La coraggiosa denuncia dell’allenatore della Roma Zdeneck Zeman, che nell’estate del 1998 squarciò il muro di gomma sull’abuso di farmaci praticato soprattutto dalla Juve, è rimasta una voce nel deserto.
(…)II primo scandalo legato alle scommesse in Italia scoppiò nell’estate del 1980 grazie alle denunce di due allibratori. Dicendosi truffati da giocatori laziali per conto dei quali puntavano al Totonero, il ristoratore Alvaro Trinca e l’ambulante Massimo Cruciani scoperchiarono un vaso di Pandora di partite truccate imprevisto e destabilizzante, tanto che il presidente della Figc Artemio Franchi fu costretto alle dimissioni. La giustizia sportiva accertò la responsabilità oggettiva di Milan e Lazio disponendone la retrocessione in serie B, mentre Perugia, Bologna e Avellino furono sanzionati con 5 punti di penalizzazione. I calciatori squalificati, già assolti dalla magistratura ordinaria, beneficiarono di un’amnistia due anni dopo, in seguito alla vittoria dell’Italia ai Mondiali in Spagna. La Juventus, invece, restò immacolata nonostante i sospetti di una combine con il Bologna nella partita disputata allo stadio Dall’Ara il 13 gennaio 1980. Secondo Carlo Petrini, ex giocatore del Bologna, le due società si erano accordate per ottenere un pareggio e molti giocatori felsinei, compreso l’allenatore, scommisero sull’incontro tramite Massimo Cruciani. Petrini, recentemente scomparso, non è mai stato querelato per le sue accuse. A differenza di Rino Gaetano che aveva potuto cantarle alla nobile Agnelli, la giustizia sportiva si fermò sulla soglia dei palazzi del potere sabaudo.A meno di tre settimane dalla vittoria degli azzurri al Mundial il Consiglio Federale italiano decise un’amnistia per Enrico Albertosi, Giuseppe Savoldi, Carlo Petrini, Bruno Giordano, Lionello Manfredonia, Guido Magherini, Lionello Massimelli, Pino Wilson, Luciano Zecchini, che quindi tornarono subito a giocare; per quanto riguarda la magistratura ordinaria, il tribunale di Roma assolse tutti i calciatori rinviati a giudizio per truffa il 23 dicembre 1980.
Si è dovuto attendere un altro quarto di secolo per far emergere la manipolazione del calcio da parte della Juventus, condannata alla retrocessione in Serie B e alla perdita degli scudetti del 2005 e 2006. In particolare è finito sotto accusa il ciclo vincente di Umberto Agnelli che dal 1994 aveva ricevuto dal fratello le redini della Juventus delegando la gestione alla cosiddetta Triade: l’amministratore delegato Antonio Giraudo, il vicepresidente Roberto Bettega, il direttore sportivo Luciano Moggi. Appena dopo la nascita del governo Berlusconi il Milan ha iniziato a rallentare, consentendo ai bianconeri di interrompere il digiuno di scudetti che  proseguiva dal 1986 sotto la gestione di Boniperti, poi sostituito con scadenti risultati da Montezemolo, entrambi espressione di Gianni Agnelli. Il dominus Fiat con l’orologio sul polsino non ha mai stimato l’ex ferroviere Luciano Moggi, coniando per lui la definizione di “stalliere del re, che deve conoscere tutti i ladri di cavalli”.  In sostanza, un male necessario per tornare a essere la Juventus di sempre. I magistrati della giustizia ordinaria  hanno accertato “la peculiare capacità di Moggi di avere una molteplicità di rapporti a vario livello con i designatori arbitrali (Pierluigi Pairetto e Paolo Bergamo) fuori dalle sedi istituzionali, ai quali riusciva a imporre proprie decisioni, proprie valutazioni su persone e situazioni (come nel caso delle trasmissioni televisive soprattutto valutative sulla condotta dei singoli arbitri) coinvolgendoli strettamente così nella struttura associativa e nel perseguimento della comune illecita finalità”. Per i giudici, che pure non erano chiamati a valutare i periodi precedenti, “appare indubbio che sia emerso un sistema ben collaudato, peraltro già operante dagli anni 1999-2000, fra soggetti che sulla falsariga di ‘rapporti amichevoli’ (…) ponevano in essere condotte finalizzate a falsare la reale potenzialità di alcune squadre di calcio” .  Nella penultima giornata di quel campionato la Juventus, grazie all’annullamento nel finale della rete regolare del pareggio del Parma, restò di un punto davanti alla Lazio. I biancocelesti, dopo una settimana di polemiche furiose e di minacce di ultras fascisti all’arbitro Massimo De Santis, riuscirono a sorpassare la Juve sconfitta a Perugia sotto la pioggia battente. Nella memoria  delle tifoserie, non solo quella interista, è stampato anche il campionato 1997-98, vinto dai bianconeri dopo un entusiasmante testa a testa coi nerazzurri. In quel campionato la Vecchia Signora si appuntò lo scudetto grazie a due o tre “sviste arbitrali”, parafrasando  Umberto Agnelli. Il gruppo musicale Elio e le storie tese ne contò molte di più in una canzone satirica, Ti amo campionato, incentrata sui favori arbitrali alla Juve: dal rigore negato a Ronaldo nello scontro diretto con l’Inter a due palloni finiti oltre la linea della porta bianconera senza che venisse assegnato il gol all’Udinese e all’Empoli, da un fallo di mano in area del difensore Mark Iuliano in Lazio-Juventus ai rigori non assegnati alla Roma per atterramento di Gautieri e al Brescia per affossamento di Hubner, dal gol di Alex Del Piero segnato al Piacenza dopo essersi aggiustato la palla col braccio alla gomitata da espulsione e rigore non fischiata a Paolo Montero in Juventus-Bari. Nulla di tutto ciò finì al centro di indagini della giustizia sportiva. Il sistema calcistico, come quello politico-istituzionale, concede frammenti di verità e giustizia soltanto quando le istanze e l’indignazione generale tracimano diventando un pericolo. A quel punto è il potere stesso a concedere un minimo “cambiamento” al fine di autoperpetuarsi.
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