IL GIORNALE
Settembre 2013. Vittorio Macioce, caporedattore della sede romana, fa pubblicare per primo la notizia dell’uscita de I panni sporchi della Sinistra (con Ferruccio Pinotti per Chiarelettere, p.328) ispirandosi all’articolo sul blog dedicato alla giudice Forleo (https://stefanosantachiara2.wordpress.com/2013/09/05/forleo-e-digeronimo-storia-di-due-giudici-isolate-e-nel-mirino-del-potere-democratico/) ma definendo “già noto” il salvataggio di D’Alema dall’iscrizione sul registro degli indagati quando non era mai stato scritto sui media nazionali (http://www.ilgiornale.it/news/interni/cos-ex-pci-condizionano-procure-950384.html); realizza poi una recensione, la seconda del Giornale dopo Paolo Bracalini (http://www.ilgiornale.it/news/interni/urss-kissinger-massoneria-ecco-i-misteri-napolitano-971870.html?ref=ig) in cui fra l’altro denuncia la condotta de Il Venerdì di Repubblica che aveva messo in copertina i rapporti di Napolitano con l’anglosfera senza citare il libro (http://blog.ilgiornale.it/macioce/2014/01/03/loro-politico-di-napolitano-e-i-panni-sporchi-della-sinistra/); m’ospita al festival delle Storie.

Dicembre 2016. Per la recensione di Socialfemminismo (pag.441, Digital press) Macioce giura di aver le mani legate perché “decide il responsabile Cultura Alessandro Gnocchi”, il quale però non risponderà alle due comunicazioni ufficiali per posta elettronica inviate a gennaio e aprile. Il 12 marzo Macioce assicura che avrebbe scritto comunque un pezzo sul blog personale. Il tempo scorre e un paio di solleciti nella chat privata di Facebook cadono nel vuoto finchè il 7 aprile non mostro al caporedattore il famoso articolo su Forleo e D’Alema: “Ricordi? Ci conoscemmo in quell’occasione”. Il feedback stavolta giunge nel giro di 10 minuti ma non riguarda i vecchi tempi: ”Lunedi il pezzo è pronto”. Martedì Macioce, rispondendo al mio forte scetticismo, adduce problemi personali imprecisati e fa pesare la recensione qualificandola come un “favore personale”. A quel punto scelgo di rifiutare.

REPUBBLICA
Nemmeno un giornale del gruppo L’Espresso prende in esame Socialfemminismo. Concita De Gregorio, fra le scrittrici più impegnate contro la violenza di genere e le discriminazioni, evita direttamente di rispondere alla mail con il dono del saggio. Eppure I Panni sporchi della sinistra fu al centro anche dell’attenzione di Micromega che chiese di pubblicare per intero il primo capitolo incentrato su Giorgio Napolitano (http://temi.repubblica.it/micromega-online/i-segreti-di-napolitano/).

AVVENIRE
Marina Terragni interviene a febbraio sulla mia bacheca Facebook manifestando interesse per Socialfemminismo. Il testo, inviato a dicembre, non le era stato recapitato per disservizi postali (stesso “accidente” occorso al caporedattore de La Stampa Francesco Maria Bei e ad alcuni rappresentanti delle istituzioni), ragione per la quale ci accordiamo per l’invio del libro via mail. In aprile, in assenza di notizie, ricontatto la collega. Terragni rammenta di nuovo che avrebbe preferito leggere il testo cartaceo e si scusa per il poco tempo a disposizione, non esponendosi in riferimento ad una recensione.

LA STAMPA
Maurizio Assalto, responsabile delle pagine culturali della Stampa, ammette via Facebook di non aver letto le due comunicazioni ufficiali per posta elettronica e accetta un terzo invio. Poi però spiega che avrebbero sì “preso in esame Socialfemminismo per un’eventuale recensione” ma “non a breve perché siamo in overbooking”.

CORRIERE
Diversi responsabili di quotidiani e periodici del gruppo ignorano le mail di gennaio e aprile. Manuela Croci, responsabile delle pagine culturali di Sette, accoglie analogamente a Assalto un terzo invio. Alla richiesta di riscontro, tuttavia, torna a chiudersi nel silenzio. Solo Barbara Bonomi Romagnoli della 27esima Ora realizza un’intervista online. In febbraio Il Manifesto ha liquidato con mille battute svilenti il saggio chiamandolo due volte Social (staccato) femminismo (http://www.newspedia.it/socialfemminismo-scontro-manifesto-santachiara/.
Dimenticavo. Nel 2013 anche Sette del Corriere della Sera dedicò una pagina di recensione ai Panni sporchi della sinistra a firma di Massimo Sideri(https://twitter.com/SteSantachiara/status/849672011555196928)

La vicedirettrice di Internazionale Chiara Nielsen, il responsabile delle pagine culturali di Panorama Antonio Carnevale e l’omologo de L’Inkiesta Bruno Giurato non rispondono per posta elettronica né sui Social network benché mi fossero stati gentilmente indicati da colleghi delle redazioni. Anche qui, nella “vita precedente” non mancarono di recensire: Panorama (http://www.panorama.it/cultura/libri/panni-sporchi-sinistra/), Libero (http://www.chiarelettere.it/rassegnastampa/I%20PANNI%20SPORCHI%20DELLA%20SINISTRA%20-%20Libero.pdf), Fatto Quotidiano, Corriere del Ticino, Gazzetta del Mezzogiorno, Huffington Post (http://www.huffingtonpost.it/carlo-cattaneo/soldi-potere-manipolato-passione-tifosi_b_6247426.html) e via seguitando. L’Inkiesta raddoppiava: Panni Sporchi della Sinistra (http://www.linkiesta.it/it/article/2013/11/15/oltre-berlusconi-i-processi-del-pd-di-cui-non-si-parla/17736/) e Calcio,carogne e gattopardi (144 pagine, Youcanprint) (http://www.linkiesta.it/it/blog-post/2014/09/17/calcio-carogne-e-gattopardi-per-vedere-il-calcio-con-la-giusta-distanz/21861/

LEFT
Nel dicembre 2016 l’allora caporedattrice di Left Simona Maggiorelli (ora direttrice) ha accolto con favore l’invio di Socialfemminismo. Nondimeno in marzo ha asserito di non aver avuto il tempo di leggere il testo, che gli spazi dedicati ai libri sono esigui e sopra tutto che Left “non pubblica selfpublishing”. Eppure nel 2014, prima che Left mi proponesse di collaborare come giornalista, lo stesso settimanale su indicazione di Maggiorelli aveva dedicato una pagina a Calcio, carogne e gattopardi https://stefanosantachiara2.wordpress.com/2014/10/29/i-calciopardi-la-recensione-di-left-avvenimenti/) che precisamente è un self publishing. Quanto ai temi di Socialfemminismo, un banale articolo all’epoca andava bene per un passante da prima pagina https://stefanosantachiara2.wordpress.com/2015/04/30/hillary-e-le-altre-left-avvenimenti-il-potere-patriarcale-come-e-perche/, uno studio approfondito trasforma magicamente in paria.
La collaborazione nacque dalla conoscenza con Luca Sappino e Francesca Fornario (accorsa a sentire la presentazione dei Panni sporchi della Sinistra a Roma nell’aprile 2014), amici dei vertici di Left ma anche di Concita De Gregorio, Alessandro Gilioli, Massimo Pucciarelli e Giacomo Russo Spena de L’Espresso, Mauro Biani, Daniela Preziosi e Marta Fana del Manifesto, dei giornalisti de L’aria che tira (La7) e sempre in sospetto disaccordo col foglio più dalemiano: Il Foglio. In particolare Fornario fu scelta a L’Unità da Sergio Staino, longa manus di Massimo D’Alema. Nel semestre di censura anche Sappino, redattore centrale di Left, ha continuato a cadere dalle nuvole: “Forse ti ho trascurato”. Come fosse una questione di affetto, anziché di riconoscimento professionale del lavoro svolto.

L’UNITA’
Carmine Castoro, guru della comunicazione che si occupa di saggistica filosofica per l’inserto Cultura de l’Unità, il 30 gennaio domanda sulla chat di Facebook: “Ma chi ti ha dato i miei contatti? Scusa se te lo chiedo, ma mi sembra giusto saperlo visto che mi hai scritto pure una mail a quella personale”. Risposta:“Tizio mi ha detto che sei il responsabile”.C: “E chi è scusa?? Io non lo conosco”. S:“E Caio mi ha dato la tua mail”. C: “Caio sì lo conosco, ma non lo sento da una vita”. S: “E’ stato gentile come sempre e ha premesso che non vi sentite da un paio d’anni”.C: ”Appunto…..”Il 28 aprile, dopo la seconda vana mail, scrivo la seguente frase a Castoro: ”Buongiorno, a parte il terzo grado riguardo a chi mi avesse dato il suo nominativo, ricorda la sostanza della ragione del nostro breve scambio? Socialfemminismo” Risposta: ”Si ma scusi ma iei COSA VUOLE DA ME?? Insiste, giudica, toglie l’amicizia, si ripresenta, pretende, ma lei COSA VUOLE?? Che tutti per forza si interessino alle sue idee o opere o missioni intellettuali?? No scusi eh mi faccia capire….. ho risposto cortesemente qui mi sembra, e dunque??? Ora cosa vuole ancora?? Che sia PER FORZA interessato a dedicare il mio tempo alle sue teorie? Ho altro da fare e quindi? Sono deprecabile per questo? O devo per forza subire le sue fruste ironie??” Santachiara:”Bastava rispondere cortesemente. Qui o sulla posta elettronica. P.s: non giudico affatto, avendo inciso nel reale e rischiando la vita – solo Lei avesse l’umanità di informarsi sul portato di un collega- prendo solo atto del complesso di superiorità della Cerchia mediatica cui Lei appartiene”. Castoro: “Ma vada a… are lei e la sua spocchia e si informi prima su di me prima di fare il sentenziatore!!!”.
Forse non si tratta di sentenziare ma di dubitare e riflettere, non di pretendere ma di chiedere una risposta e la ragione della stessa a chi riveste il ruolo di responsabile nei giornali ed ai colleghi che hanno facoltà di recensire. Come faccia Castoro a sapere che avrei proposto Socialfemminismo “a tutti”, senza insistere oltre le due mail e la domanda su chat privata in un arco temporale di sei mesi, poco rileva. L’interrogativo riguarda l’oscura ragione della censura di cui si rendono protagonisti i media di sinistra e di centrodestra, condizionati in modo determinante da forze dalemiane e berlusconiane. Più d’uno qualifica questa denuncia come una ricerca di visibilità, ma le decisioni che presi subito dopo le cinque edizioni dei Panni Sporchi, ovverosia di dedicarmi all’autoproduzione e di lasciare il sistema mediatico eccetto una parentesi icastica a Left Avvenimenti (2015) e una puntata de Lo Stato dell’Arte a Rai5 l’anno scorso (http://raicinque.rai.it/articoli/lo-stato-dellarte-calcio-fenomeno-culturale-o-strumento-di-dominio/33974/Lo%20stato%20dell%60arte), dimostrano che non cerco i ’15 di Warhol. Invero, e qui risiede la ragione del mio disinteresse alle offerte di collaborazioni giornalistiche, ho semplicemente fissato lo scopo di diffondere e dialettizzare le questioni poste con Socialfemminismo, ma per farlo sarebbe necessaria l’inclusione nel discorso pubblico. Salvo la presentazione inaugurale a Ferrara, nessun Ente locale a guida progressista ha organizzato un confronto, persino presunte opposizioni come Coalizione Civica Bologna e Sinistra Italiana Lazio si sono tirate indietro. Ogni lavoro intellettuale è certamente criticabile, visto che la dialettica è un momento virtuoso per la reciproca trasformazione, per alcuni il libro potrebbe essere cestinabile ed è altrettanto legittimo. Ma il rifiuto da parte del 100% dei contattati (responsabili delle pagine culturali e capiredattori di quotidiani e periodici  che dedicarono ampi spazi ai primi due libri) non corrisponde ad una media realistica: una dozzina di persone rispetto a centinaia di lettori che continuano ad esprimere apprezzamento per Socialfemminismo (https://www.facebook.com/Santachiarra/posts/1410113845701685).

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