Una colonizzazione sommersa. Che sta tracimando e viene sottovalutata dalle classi dirigenti e dai media. È la camorra dei Casalesi al nord, la più pericolosa perché in grado di associare la vocazione imprenditoriale e finanziaria al potere intimidatorio e alla capaicità di tessere relazioni. L’ultimo assalto alla diligenza si chiama ricostruzione post-terremoto all’Aquila, dove è stata esclusa dalle gare un’impresa sospettata di legami coi boss Michele e Pasquale Zagaria e già aggiudicataria di commesse finanziate dal Governo. Ma le basi logistiche oggi sono le ricche Parma e Modena, moderne Casapesenna e San Cipriano d’Aversa, crocevia per il riciclaggio e gli investimenti. Proprio in queste terre, le indagini delle Dda di Napoli e di Bologna hanno scoperchiato gli intrecci-tipo che assicurano lunga vita ai Casalesi. Una su tutte, l’inchiesta del Pm Raffaele Cantone che ha portato alla condanna del primo imprenditore del nord per il reato di associazione mafiosa, il parmigiano Aldo Bazzini, a braccetto con ‘ Bin Laden ’ Pasquale Zagaria. La joint venture stava per realizzare una maxi-speculazione edilizia a Milano, in zona Navigli. Eppure nel marzo 2009 c’è ancora chi, come il prefetto della città ducale Paolo Scarpis, definisce “sparate” le riflessioni di Roberto Saviano e nega le infiltrazioni descritte nei rapporti annuali di Dia e Commissione antimafia.
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