Il libro “I panni sporchi della Sinistra”: la vera storia del tesoriere Ugo Sposetti

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Ugo Sposetti, il tesoriere dei Ds, sotto il baffetto ironico è una sfinge impenetrabile, come le mura etrusche che proteggono il borgo viterbese in cui nasce politicamente (…) Nel 1991 vengono a galla altre vicende senza rilievo penale su sprechi delle amministrazioni provinciali che portano la Corte dei conti a condannare i presidenti Sposetti e Delle Monache per l’appalto dei lavori per la costruzione delle piscine di Capranica e Valentano, affidato alla azienda Cogiva di Caprarola nel dicembre del 1980. La ditta aveva incamerato il denaro senza terminare i lavori ed era in seguito fallita, ma il ritardo della delibera di recessione dal contratto aveva impedito alla Provincia di inserirsi nella procedura di fallimento. Il “baffetto viterbese” nel frattempo ha assunto un ruolo fondamentale in Parlamento dopo la prima elezione al Senato nel 1987, anno che segna una sorta di staffetta familiare con il pensionamento della moglie deputata. Sposetti è un punto di riferimento per i compagni della segreteria e in aula come membro delle Commissioni bilancio e vigilanza sul debito pubblico, che cresce a dismisura con Dc e Psi. Nel 1995 ripiega in provincia, dopo essere stato eletto e poi riconfermato sindaco di Bassano in Teverina. Contemporaneamente Sposetti “studia” presso un professore d’eccezione, il ministro delle Finanze Vincenzo Visco, che lo inserisce dal 1996 al 2001 nella segreteria tecnica. Finito il rodaggio, il neosegretario dei Ds Piero Fassino nomina il sindaco di Bassano responsabile della tesoreria del partito. Nella sua nuova veste Sposetti si impegna subito per l’approvazione, arrivata nel 2002, del-l’aumento del rimborso elettorale ai partiti, per contrastare lo strapotere di Berlusconi: “Forza Italia spendeva l’iradiddio, comprava tutti gli spazi, non c’era più partita. Eravamo una democrazia sudamericana, non europea. Ho convinto i tesorieri di Forza Italia e Lega (…). Dall’approvazione di quella legge in poi abbiamo vinto sempre fino al 2008. (…) Ha cambiato la partita. Ha sottratto il potere ai miliardari e ai poteri forti”.

Link all’articolo del Fatto Quotidiano

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Pd, indagato per abuso d’ufficio il segretario dell’Emilia Romagna

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Turbata libertà degli incanti e abuso d’ufficio. Sono i reati ipotizzati a carico del segretario del Pd dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini in relazione a concessioni di beni pubblici al tempo in cui ricopriva il ruolo di assessore del Comune di Modena con delega al patrimonio. Il leader democratico, eletto due anni fa con l’appoggio del segretario nazionale Pierluigi Bersani, avrebbe favorito l’ingresso e la permanenza della Sdps di Massimiliano Bertoli e Claudio Brancucci nel chiosco-birreria del parco Enzo Ferrari, polmone verde da tempo al centro di un ambizioso progetto di piscina e insediamenti commerciali. Secondo l’indagine del Pm Enrico Stefani e dei carabinieri la società modenese sarebbe subentrata grazie a un pre-accordo 8 anni fa, per poi non versare canoni di affitto per oltre diecimila euro e usufruire di sconti immotivati. Il reato di turbativa d’asta che vede indagati anche i due imprenditori è già estinto per prescrizione (a meno di un’improbabile rinuncia delle difese), ma non l’ abuso d’ufficio patrimoniale, contestato in concorso a Bonaccini, al suo successore Antonino Marino, ai dirigenti dell’ufficio Mario Scianti e Giulia Severi, firmataria dell’ultimo rinnovo a Sdps. Ora toccherà alla Corte dei Conti verificare il danno per mancati introiti diretti e assenza di altre offerte per quella che poi è diventata la miniera d’oro della ‘movida’ estiva. In serata sono arrivate le prime reazioni degli indagati che hanno confermato di aver ricevuto la comunicazione da parte dei carabinieri. Il segretario Bonaccini nega però si tratti di un avviso di garanzia, dicendo di avere la coscienza assolutamente tranquilla. Anche l’assessore Antonino marino afferma di non saperne nulla, “di una vicenda di cui non mi sono mai occupato, di cui non conosco le funzioni delle persone coinvolte e di cui non ho firmato alcun atto”.
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Zocca, fratello del sindaco fa sparire 3 miliardi dal Comune: libero

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Come far sparire quasi 3 miliardi di vecchie lire dei contribuenti e scontare i due anni di pena in libertà, tra colloqui con l’assistente sociale, pensione e preghiere. Teatro dell’assurdo non è una pièce di Ionesco ma Zocca, paesino di montagna fra i sei comuni modenesi che il 15 e 16 maggio sarà impegnati nel voto amministrativo. Il protagonista è Sergio Leonelli, fratello del sindaco Pd e responsabile dell’ufficio tecnico che lo scorso anno ha patteggiato una condanna per peculato: secondo quanto ricostruito dalla Finanza il geometra avrebbe intascato dal 1998 al 2008 un 1 milione e 469 mila euro di concessioni edili destinate alla tesoreria comunale. Tanto da meritarsi il soprannome, coniato dal concittadino Vasco Rossi, di ‘Ar Sergio Lupin’. Per dieci anni né maggioranza né opposizioni si sono accorte del buco di bilancio e del boom di lavori, dai nuovi cantieri ai restyling delle case abbarbicate sull’Appennino: una media di 300 oneri di urbanizzazione annuali su 5mila abitanti, per la gioia di costruttori e progettisti. La denuncia vergata dal primo cittadino Carlo Leonelli è scattata quando il fratello è andato in pensione e il suo sostituto si è imbattuto in un imprenditore che insisteva per pagargli la seconda tranche per un’opera non registrata. Nel caos ordinato c’è lo specchio di un paese: chi ha versato in nero sapendo di non avere i titoli per costruire, chi ha affidato in buonafede il denaro nelle mani del geometra comunale. Alla causa intentata dai fratelli Corsi (difesi dall’avvocato Girolamo Mancino) ricevute alla mano, si aggiunge l’ottantina di ricorsi al Tar di cittadini (assistiti dal Codacons) che hanno ricevuto le cartelle esattoriali e pretendono di non pagare una seconda volta la concessione.
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