Modena, affari opachi e inquinamento dell’area della festa dell’Unità

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Non c’è pace per il Pd. La Procura di Modena ha aperto un’indagine per verificare l’inquinamento di Ponte Alto, frazione che da tre lustri ospita la festa dell’Unità e fino agli anni Settanta fu la sede della Fornace Vigarani. L’area, 182mila metri quadrati alla prima periferia della città, è finita al centro delle polemiche dopo un’interrogazione consiliare del capogruppo Idv Eugenia Rossi sulla variante di edificabilità e l’acquisto, 4 anni fa, di una cordata bipartisan composta da coop rosse e bianche, istituti di credito, costruttori vicini alla destra. L’apertura di un’inchiesta è un atto dovuto in seguito alla denuncia di Emilio Salemme per conto di Lac, Legambiente e Wwf con ipotesi di reato di violazione della legge 152 del 2006 in materia ambientale. L’esposto, consegnato al Corpo forestale dello Stato, è finito sulla scrivania del procuratore capo Vito Zincani che ha aperto un fascicolo a modello 45 scegliendo di occuparsi personalmente del caso, incaricando Arpa di effettuare il carotaggio del terreno. Ora gli agenti della Forestale modenese porteranno in Procura anche la consulenza privata del geologo Franco Gemelli, che già sei anni fa sottolineava la necessità di una bonifica.
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Testi (Coop Nordest): “Riaccendiamo la voglia di sinistra”

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REGGIO EMILIA – Mentre si vivacizza il dibattito attorno ai candidati alla segreteria, crescono le adesioni alla Nuova sinistra Ds. Ne parliamo con chi è stato fra i primi firmatari della mozione Due: Renzo Testi, presidente di Coop consumatori Nordest e già sindaco di Correggio dal 1963 al 1976.
Come nasce «Nuova sinistra»?
«Negli ultimi tempi tante persone anche nostri elettori hanno perso fiducia nella politica intesa come impegno e partecipazione, finendo col rinchiudersi sempre più nel privato. Per riaccendere una speranza occorre ridare senso e identità ad una sinistra che rischia di smarrire i suoi connotati originari. E di non saper dispiegare un pensiero critico così come una reale politica di cambiamento».
Come immagina i Ds del 2000?
«In tre parole: associazione, progetto, società. Un partito federalista dove pesino sempre più gli iscritti e meno gli apparati, capace di elaborare un progetto di trasformazione della società e di ridurre il fossato tra governanti e governati».
Oggi invece…?
«D’Alema e Veltroni tendono a far prevalere la Realpolitik, sacrificando tematiche sociali e programmi in nome di governabilità e accordi di schieramento. La disaffezione dei cittadini è l’inevitabile conseguenza dell’appiattimento della Sinistra su posizioni centriste e moderate».
Da cosa ripartire per riaccendere la voglia di sinistra?
«Dalla riattualizzazione di valori come giustizia sociale, pace, solidarietà, propri del socialismo italiano ed europeo, di cui il riformismo emiliano è stato parte significativa. Credo nello sviluppo di una economia sociale che possa coniugare efficienza e solidarietà sul modello cooperativo, introducendo nel liberismo un concetto di responsabilità sociale ed ambientale. Inoltre, in periodi di attacchi alla magistratura e del cosiddetto “processo giusto”, diventa irrinunciabile la questione morale. Quanto una politica per la pace in Europa, intesa come unione dei popoli più che delle monete».
Lei firmò con don Dossetti l’appello per il cessate il fuoco nella ex Jugoslavia…
«Occorre dare maggiore autorevolezza e capacità di intervento all’Onu, che non dovrà più essere scavalcato dalla Nato per decisioni riguardanti le sovranità di popoli e paesi. Bisogna andare verso un governo mondiale che possa legittimamente assumere l’ingerenza in difesa dei diritti umani».
L’abiura del comunismo da parte di Veltroni?
«Un’abiura non necessaria e comunque sbagliata. Perché si finisce con l’accomunare in modo semplicistico Est europeo e tradizione comunista italiana, che i conti col passato li ha già fatti, in cui gli errori sono di gran lunga inferiori ai meriti. Due su tutti: il decisivo apporto nella lotta di Resistenza e le battaglie democratiche del dopoguerra per le riforme e i diritti dei lavoratori».
Com’è stata accolta la mozione dalla maggioranza?
«Non cerchiamo contrapposizioni ma di riaprire un dibattito interno sui contenuti, un confronto che qualcuno sta cercando di spostare sul toto segretario».
Tra Marchi e Masini, quale candidato appoggerete?
«E’ prematuro indicare preferenze. Non si può trasformare la discussione nei congressi di base di un referendum o plebiscito per la scelta del segretario. Personalmente sosterrò il candidato che al congresso provinciale esprima programmi condivisibili e si impegni per attuare un cambiamento del gruppo dirigente e del modo di far politica».
Stefano Santachiara
Gazzetta di Reggio