LA PRESSA (22 giugno 2017) Il timbro del Manifesto pareva un epitaffio calato sull’opera, anche perché gli altri giornali nazionali hanno continuato a ignorarla a differenza dei primi due libri di Santachiara. Ma il volume sta riscuotendo consensi trasversali https://www.lapressa.it/articoli/che_cultura/socialfemminismo-la-sinistra-e-la-sindrome-fassino

La sinistra scivola sul libro Socialfemminismo del carpigiano Stefano Santachiara, noto per aver raccontato sette anni fa il primo caso di rapporti accertati tra Pd e ‘Ndrangheta. In febbraio, tramite una scheda di mille battute per spiegare 441 pagine, Il Manifesto ha stroncato il nuovo saggio del giornalista modenese definendolo un “libro compilativo” sulle cause del femminicidio e della discriminazione sessuale, nel quale si riportano banalmente alla luce alcune figure di donne dimenticate “a seguito del ciclo di lotte degli anni ’70”. Per la serie: faccende vissute in esclusiva e arcinote alle masse. Nella foga il quotidiano comunista ha altresì riportato due volte il titolo separandolo platonicamente: Social femminismo, quasi un riferimento ai Social network. Il timbro del Manifesto, non plus ultra del côté politico intellettuale della sinistra radicale, pareva un epitaffio calato sull’opera, anche perché gli altri giornali nazionali hanno continuato a ignorarla a differenza dei primi due libri di Santachiara, I panni sporchi della sinistra e Calcio, carogne e gattopardi, che furono elogiati trasversalmente (http://www.newspedia.it/socialfemminismo-scontro-manifesto-santachiara/).  Forse stavolta il “rompiscatole” non è stato all’altezza?
Nondimeno nel primo semestre 2017, mentre capiredattori e responsabili cultura vanno adducendo motivazioni diverse per rinviare la recensione di Socialfemminismo e nessun ente locale o partito di sinistra (persino Coalizione Civica Bologna) accetta di presentare il testo dopo il battesimo in Comune a Ferrara, accade un fatto parimenti inusuale: un crescendo di pareri positivi da parte di osservatori indipendenti nei rispettivi settori. Scrittrici come Michela Zucca si dicono entusiaste del saggio durante un reading plurale alla Casa internazionale delle Donne di Roma, dottorande e docenti della Lumsa e dell’università di Tor Vergata lo adottano per l’esame di Culture femminili nel mondo e tesi dottorali, un’editor della UNDP si attiva per una raccolta fondi finalizzata alla traduzione e via seguitando con una lista di estimatori che passa da Luisanna Porcu di Onda Rosa Nuoro ad Andrea Maccarone di Interpride Lazio, dalla presidente delle Guardie ecologiche di Reggio Emilia Luisa Borettini alla capa ufficio stampa del ministro Delrio Luisa Gabbi, dall’autore di teatro e tv Claudio Beghelli fino all’ex procuratore di Pescara e della Dda dell’Aquila Nicola Trifuoggi. Normalmente se uno scrittore viene silenziato dalla cerchia politico mediatica dei giornali generalisti non esiste, ma gli incontri reali diffusi sul web in questo caso sparigliano le carte. E la Sinistra in particolare, ontologicamente interessata alle questioni trattate, vede riaffacciarsi la “sindrome Fassino”, o delle profezie improbabili.
Ad esempio, nel dibattito organizzato il mese scorso dall’associazione Meticcia alle Officine culturali Ergot di Lecce (https://www.articolo21.org/2017/05/socialfemminismo-confronto-fra-esponenti-della-giustizia-e-del-sociale/) Maria Cristina Rizzo, procuratrice del tribunale per i minori, si congratula con Santachiara per “l’approccio emico e la vivacità di scrittura, per la professionalità nel trattare il tema del femminicidio”, del quale “coglie il senso pieno della tragedia che si verifica quando le donne arrivano ad un passo dalla morte”. Secondo Rizzo, tra le pioniere entrate in magistratura con la riforma di Aldo Moro del ’63 e poi con funzioni direttive a Lecce, “la lettura di Socialfemminismo ha rivelato un autore pulito che ha scritto privandosi dei vestiti della società, del preconcetto, dell’immagine precostituita mettendosi nei panni della vittima, vivendo con lei la ricerca della verità e della giustizia”. Ines Rielli, psicologa, esperta di tratta e violenza, ritiene il testo “utile perchè offre un panorama del silenzio e dell’oppressione delle donne, compendiato in un volume; necessario perchè che io sappia in Italia non c’è”. Per Chiara Marangio, psicoterapeuta di Meticcia, il saggio racconta contesti diversi, concepisce rimandi dal passato remoto al presente, dall’Italia all’Europa, eppure in ogni passaggio ha sentito di riconoscersi; inoltre le ha fatto scoprire Camilla Ravera: “Da quasi fanatica del pensiero gramsciano ho letto di tutto e non mi basta mai, eppure questo personaggio mi è sempre sfuggito, probabilmente il modo con cui questo nome è stato tracciato nella storia era da comparsa”. Altre donne straordinarie e misconosciute come Flora Tristan e Aleksandra Kollontaj hanno impreziosito i dialoghi di Tricase intitolati ‘Tra Inchiesta e Filosofia’ (https://www.articolo21.org/2017/06/socialfemminismo-tra-filosofia-e-inchiesta-dialoghi-con-sossio-giametta-e-mario-carparelli/), riflessioni sulle grandi questioni alla base della crisi della civiltà occidentale. Mario Carparelli, studioso di Giulio Cesare Vanini, ha qualificato il metodo di Santachiara “sine ira et studio, libero da ideologie e pregiudizi nel senso più alto filosoficamente”. Sossio Giametta, massimo interprete di Friedrich Nietzsche, ha colto nel capitolo dedicato a Lou Salomè “la penetrazione profonda nel reale e l’equanimità di esposizione” concludendo: ”Socialfemminismo è un gran libro, molto robusto e ricchissimo di cose essenziali”.

Giuseppe Leonelli