Modena, affari opachi e inquinamento dell’area della festa dell’Unità

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Non c’è pace per il Pd. La Procura di Modena ha aperto un’indagine per verificare l’inquinamento di Ponte Alto, frazione che da tre lustri ospita la festa dell’Unità e fino agli anni Settanta fu la sede della Fornace Vigarani. L’area, 182mila metri quadrati alla prima periferia della città, è finita al centro delle polemiche dopo un’interrogazione consiliare del capogruppo Idv Eugenia Rossi sulla variante di edificabilità e l’acquisto, 4 anni fa, di una cordata bipartisan composta da coop rosse e bianche, istituti di credito, costruttori vicini alla destra. L’apertura di un’inchiesta è un atto dovuto in seguito alla denuncia di Emilio Salemme per conto di Lac, Legambiente e Wwf con ipotesi di reato di violazione della legge 152 del 2006 in materia ambientale. L’esposto, consegnato al Corpo forestale dello Stato, è finito sulla scrivania del procuratore capo Vito Zincani che ha aperto un fascicolo a modello 45 scegliendo di occuparsi personalmente del caso, incaricando Arpa di effettuare il carotaggio del terreno. Ora gli agenti della Forestale modenese porteranno in Procura anche la consulenza privata del geologo Franco Gemelli, che già sei anni fa sottolineava la necessità di una bonifica.
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Asta truccata, Mascaro registrò di nascosto le pressioni

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Per comprendere l’indagine che coinvolge anche il segretario regionale del Pd Stefano Bonaccini occorre riavvolgere il nastro sino al faccia a faccia di 8 anni fa tra due gestori di pubblici esercizi che incrociano interessi e destini. Da una parte i soci di Sdps (acronimo di ‘società di perfetti sconosciuti’) Massimiliano Bertoli e Claudio Brancucci, rispettivamente organizzatore di eventi musicali finanziato dal Comune di Modena e barista d’esperienza titolare anche di un’armeria in centro; dall’altra Tina Mascaro, combattiva esercente di Rossano Calabro concessionaria dell’edicola e della birreria nel parco intitolato ad Enzo Ferrari. E’ la chiave del Pm Enrico Stefani per datare l’inizio del presunto quinquennio di favoritismi dell’ufficio patrimonio del Comune alla Sdps nell’inchiesta che vede oggi indagati per abuso d’ufficio il leader dalemiano Bonaccini, assessore a Modena dal 1999 al 2006, il suo sostituto Antonino Marino, i due dirigenti Mario Scianti e Giulia Severi. Nel maggio 2003 la barista calabrese, già costretta a lasciare per morosità (dovuta agli ammanchi della sua contabile, Lorena Teneggi, poi condannata a 3 anni per truffa e appropriazione indebita) il chiosco del parco Amendola in favore di Brancucci, attende l’esito del ricorso al Tar contro il provvedimento di sfratto dalla birreria del Ferrari. Stavolta però con l’inconsueta motivazione di “carenze igieniche”.
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