Modena, quattro arresti per tangenti

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Stefano Santachiara, giornalista d’inchiesta

Dopo la maxi-inchiesta che ha portato al commissariamento del Comune di Serramazzoni, quattro nuovi arresti per tangenti riaccendono i fari e la polemica politica sulla questione morale nella provincia di Modena. L’indagine della squadra Mobile nei giorni scorsi ha portato in carcere il responsabile dell’ufficio tecnico di Castelfranco Emilia, Nicola Rispoli, l’addetto comunale alla manutenzione delle strade di Carpi, Marco Prisciandaro, e il costruttore Giovanni Speria, titolare della Edil Giò di Modena. Oggi gli agenti hanno catturato anche il quarto indagato raggiunto da ordinanza di custodia cautelare ma irreperibile da cinque giorni: si tratta di Mario Silvestri, amministratore di fatto della ditta Nuova Segnaletica Modenese. Le ipotesi di reato, anche per gli altri 7 indagati a piede libero, sono a vario titolo di corruzione, turbativa d’asta, truffa e falso. Secondo l’accusa l’ingegnere Rispoli creava bandi pubblici ad hoc e avvertiva per tempo aziende che formavano ‘cartelli’ per fagocitare le commesse a rotazione, con l’offerta al massimo ribasso. Lo stesso avrebbe fatto a Carpi Marco Prisciandaro, cui viene contestata una gara falsata. Il costruttore Giovanni Speria, principale aggiudicatario, è accusato di aver corrotto il capo dell’ufficio tecnico di Castelfranco effettuando gratuitamente lavori di ristrutturazione, per 30mila euro, nella sua casa di Reggio Emilia. Il gip Domenico Truppa ha anche disposto il sequestro per equivalente sui conti correnti degli arrestati per 50mila euro. Nell’inchiesta sono coinvolte almeno cinque imprese modenesi ma anche lombarde e venete che versavano ai dipendenti pubblici il 5% del valore degli appalti, dissimulando appunto le tangenti con favori in tempi non sospetti. In sostanza ciò che l’ex pm di Mani Pulite Antonio Di Pietro definisce ‘l’ingegnerizzazione della mazzetta’. Nel mirino degli investigatori della prima sezione della Mobile e della direzione centrale anticrimine della Questura sono finiti 25 capitoli di appalto per circa un milione di euro, con importi variabili da un minino di 14mila ad un massimo di 140mila euro ciascuno, la maggioranza nel Comune di Castelfranco.
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Modena, affari opachi e inquinamento dell’area della festa dell’Unità

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Non c’è pace per il Pd. La Procura di Modena ha aperto un’indagine per verificare l’inquinamento di Ponte Alto, frazione che da tre lustri ospita la festa dell’Unità e fino agli anni Settanta fu la sede della Fornace Vigarani. L’area, 182mila metri quadrati alla prima periferia della città, è finita al centro delle polemiche dopo un’interrogazione consiliare del capogruppo Idv Eugenia Rossi sulla variante di edificabilità e l’acquisto, 4 anni fa, di una cordata bipartisan composta da coop rosse e bianche, istituti di credito, costruttori vicini alla destra. L’apertura di un’inchiesta è un atto dovuto in seguito alla denuncia di Emilio Salemme per conto di Lac, Legambiente e Wwf con ipotesi di reato di violazione della legge 152 del 2006 in materia ambientale. L’esposto, consegnato al Corpo forestale dello Stato, è finito sulla scrivania del procuratore capo Vito Zincani che ha aperto un fascicolo a modello 45 scegliendo di occuparsi personalmente del caso, incaricando Arpa di effettuare il carotaggio del terreno. Ora gli agenti della Forestale modenese porteranno in Procura anche la consulenza privata del geologo Franco Gemelli, che già sei anni fa sottolineava la necessità di una bonifica.
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Appalti alla ‘ndrangheta: indagato sindaco Pd di Serramazzoni

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Anche in Emilia la ‘ndrangheta ottiene gli appalti entrando nelle stanze del potere politico. E’ un quadro accusatorio senza precedenti quello che emerge dall’inchiesta della guardia di finanza nel Comune di Serramazzoni, centro di 8mila abitanti sull’Appennino modenese. Il sindaco Luigi Ralenti del Pd, al secondo mandato, è indagato per corruzione e turbata libertà di scelta del contraente in relazione a due commesse pubbliche: il recente ampliamento del polo scolastico (costo 230mila euro) e il project financing da un milione e centomila euro per il restyling dello stadio dove oggi milita la squadra di dilettanti e vent’anni fa segnava i primi goal il futuro campione del mondo Luca Toni. Nel mirino ci sono i lavori edili affidati a una coppia di società a responsabilità limitata, secondo gli inquirenti riconducibili a Rocco Antonio Baglio, considerato la longa manus della cosca Longo Versace di Polistena (Gioia Tauro), e al figlio Michele, una sorta di direttore di cantiere. La delicata inchiesta del Pm Claudia Natalini, poi affiancata dal sostituto Giuseppe Tibis, è partita nel luglio scorso dopo l’incendio doloso che ha devastato la villa di campagna di Giordano Galli Gibertini, ex calciatore del Modena titolare di un’impresa edile. Pochi mesi prima erano stati bruciati anche gli spogliatoi del campo sportivo di Serramazzoni: ignoti avevano impilato le magliette della squadra, versato olio bollente e appiccato il fuoco. Baglio senior è accusato da un lato di aver bruciato la villa del costruttore e poi di aver trovato un accordo col sindaco Ralenti per l’assegnazione degli appalti.
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Assessore ex craxiano si candida in due Comuni: con la Lega e col centrosinistra

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Candidarsi per due liste civiche che sostengono schieramenti opposti, la Lega Nord a Cento di Ferrara e il centrosinistra a Finale Emilia, in provincia di Modena. Il Giano bifronte delle amministrative è Tiziano Pirani, 56enne funzionario dell’anagrafe con un passato di militanza nel Psi di Craxi e un presente come assessore nella Giunta centese di centrodestra dell’ormai ex sindaco Flavio Tuzet. Il tentativo di accedere a due diversi consigli comunali, tecnicamente possibile in assenza di tessere partitiche, sta ovviamente regalando le ultime polemiche, o meglio dire ironie, prima del voto di domani e lunedì. Ma Pirani non si scompone: “Sostengo in entrambi i casi quello che ritengo essere il bene della comunità locale. Mia moglie è di Finale, dove ho pure amici e parenti e dove vado spesso, abito a Reno Centese (paesino al confine fra le due province) e a Cento lavoro, anche se fra sei o sette mesi andrò in pensione. Credo sino in fondo alla logica delle liste civiche e le sostengo sia da una parte che dall’altra”. Alle critiche dei candidati di Sinistra per Finale Stefano Lugli e del Movimento 5 Stelle Carlo Valmori la lista di centrosinistra che sostiene Fernando Ferioli assieme a Pd, Idv e Sel replica che “il candidato sindaco era a conoscenza della situazione, già discussa con tutta la coalizione: la lista civica di Pirani è composta da non iscritti a partiti, quindi non è incompatibile la sua candidatura”. Se il caso ha creato un certo imbarazzo a Finale Emilia, dove Ferioli dovrà vedersela anche con Maurizio Poletti (Pdl, Lega Nord più due civiche) e con il coordinatore provinciale dell’Udc Fabio Vicenzi, a Cento il caos era già totale, non solo per i nove aspiranti sindaci in lizza. Il Comune ferrarese, retto da un ventennio dal centrodestra, è stato commissariato nei giorni scorsi dopo le dimissioni in blocco di 12 consiglieri anche di maggioranza al culmine di un lungo braccio di ferro con il sindaco Tuzet (area ex An), imputato di istigazione alla corruzione e violenza privata per una sorta di campagna acquisti fra le minoranze.
Il commissario Pinuccia Niglio, inviato dal Prefetto, gestirà la situazione per le elezioni fino al 3 giugno. A Cento il centrodestra rigetta nella mischia Paolo Fava, sindaco per due legislature prima di Tuzet, con un’alleanza che abbraccia Pdl, Udc e La Destra più liste civiche, per sbarrare la strada a Piero Lodi e al suo centrosinistra ricompattato (con Pd, Sel, Psi, Federazione della Sinistra e Idv). La Lega Nord, consumata la rottura con il Pdl, corre da sola con l’immobiliarista Marco Amelio sostenuto da tre liste civiche che pescano nello schieramento avverso. Oltre a Claudio Tassinari, ultimo segretario centese dei Ds, c’è la presenza del ‘doppio candidato’ civico Pirani. Nel valzer delle poltrone, è passato inosservato.

Link all’articolo sul Fatto Quotidiano.

CASALESI La colonizzazione selvaggia del Nord

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Una colonizzazione sommersa. Che sta tracimando e viene sottovalutata dalle classi dirigenti e dai media. È la camorra dei Casalesi al nord, la più pericolosa perché in grado di associare la vocazione imprenditoriale e finanziaria al potere intimidatorio e alla capaicità di tessere relazioni. L’ultimo assalto alla diligenza si chiama ricostruzione post-terremoto all’Aquila, dove è stata esclusa dalle gare un’impresa sospettata di legami coi boss Michele e Pasquale Zagaria e già aggiudicataria di commesse finanziate dal Governo. Ma le basi logistiche oggi sono le ricche Parma e Modena, moderne Casapesenna e San Cipriano d’Aversa, crocevia per il riciclaggio e gli investimenti. Proprio in queste terre, le indagini delle Dda di Napoli e di Bologna hanno scoperchiato gli intrecci-tipo che assicurano lunga vita ai Casalesi. Una su tutte, l’inchiesta del Pm Raffaele Cantone che ha portato alla condanna del primo imprenditore del nord per il reato di associazione mafiosa, il parmigiano Aldo Bazzini, a braccetto con ‘ Bin Laden ’ Pasquale Zagaria. La joint venture stava per realizzare una maxi-speculazione edilizia a Milano, in zona Navigli. Eppure nel marzo 2009 c’è ancora chi, come il prefetto della città ducale Paolo Scarpis, definisce “sparate” le riflessioni di Roberto Saviano e nega le infiltrazioni descritte nei rapporti annuali di Dia e Commissione antimafia.
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